A chi è permessa (e a chi no) la vaccinazione nel mondo

PARLANDO DEL COVAX
(acronimo di Covid-19 Vaccines Global Access)

______________una ricerca di Francesco Leccese

La distribuzione dei vaccini nel mondo, nonostante i buoni propositi, non sta avvenendo equamente. Alcuni Paesi hanno delle scorte di vaccino contro il Coronavirus, mentre altri non hanno ricevuto nulla.
Il 19 marzo, il New York Times ha messo a nudo le disuguaglianze e le differenze tra Stati in materia di diritto alla vaccinazione.
Tra gli esempi, si legge che chi ha sedici anni può vaccinarsi nello Stato del Mississippi e in Israele. A Shangai, un diciottenne può ricevere la dose di vaccino, mentre un anziano di settant’anni no: nonostante il rischio più alto di sviluppare il Covid-19 in forma grave, le autorità cinesi non hanno autorizzato la somministrazione del vaccino alla popolazione anziana, perché mancherebbero sufficienti trial clinici su questa fascia di popolazione.
In Kenya le dosi arrivate sono limitate: sono in pochi a poter accedere alla somministrazione del vaccino, principalmente operatori sanitari. Una situazione simile è quella vissuta dalla Corea del Sud, dove la popolazione anziana (con età superiore ai 75 anni) non è ancora stata vaccinata.

Sono 67 i Paesi (colorati in rosso nella mappa) che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino, secondo i dati del New York Times.vaccinazione nel mondoInizialmente, l’idea era quella di mettere in atto una vaccinazione globale e solidale: anche i Paesi più poveri avrebbero dovuto ricevere i loro vaccini grazie ai contributi dei Paesi più ricchi. Questa solidarietà teneva conto anche delle raccomandazioni degli scienziati: in una pandemia di questa portata, con un virus molto contagioso e in grado di mutare rapidamente, il ritorno alla normalità sarà possibile solo attraverso una vaccinazione di massa e globale.

Protagonista di questa impresa è COVAX (acronimo di Covid-19 Vaccines Global Access), un programma creato e guidato da OMS (Organizzazione mondiale della sanità), GAVI (Global Alliance for Vaccines and Immunization) e CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations). L’iniziativa nasce nell’aprile 2020 e ha come obiettivo quello di sostenere – anche finanziariamente – 92 Paesi a medio e basso reddito, affinché possano assicurarsi l’accesso ai vaccini. Il primo Paese a beneficiare del programma è stato il Ghana, che ha ricevuto 600.000 vaccini il 25 febbraio 2021.

Non tutto è andato come previsto. «Le nazioni più ricche acquisterebbero dosi tramite Covax, e le nazioni più povere le riceverebbero gratuitamente», si legge sul New York Times. Tuttavia, le nazioni ricche avrebbero rapidamente compromesso il programma, accordandosi direttamente con le case farmaceutiche.

Paesi a confronto

In India chiunque possa permettersi una connessione internet e uno smartphone (a patto che sia over 60) può ricevere il vaccino, prenotandosi online. Meno della metà della popolazione indiana, tuttavia, può usufruire di questo servizio.

Chi ha più di 65 anni e 13.000 dollari per pagarsi un viaggio e un soggiorno di tre settimane negli Emirati Arabi Uniti può farsi vaccinare: è questo il pacchetto offerto da un’agenzia turistica britannica.

Per quanto riguarda l’immigrazione, un rifugiato che vive in un centro di accoglienza in Germania può ottenere il vaccino. Lo stesso vale per la Gran Bretagna, dove chiunque può ricevere una dose a prescindere dal proprio status legale. Israele, invece, nonostante risulta essere uno dei Paesi che ha vaccinato di più, il vaccino è negato ai palestinesi che non sono in possesso di un regolare permesso di lavoro.

La situazione è critica anche per i nativi americani appartenenti alle tribù non riconosciute a livello federale negli Stati Uniti d’America (e che non sono coperti dall’Indian Health Service).

Anche nei Paesi ricchi si possono osservare molte differenze, anche perché i singoli Stati hanno redatto proprie linee guida per stabilire a chi spetta la priorità d’accesso. Per esempio, a New York una donna incinta può ricevere il vaccino, mentre in Italia no, in quanto «al momento le donne in gravidanza e allattamento non sono un target prioritario dell’offerta di vaccinazione contro il COVID-19 che, ad oggi, non è raccomandata di routine per queste persone» (Istituto Superiore di Sanità, ISS). E ancora, un diabetico britannico rientra nelle categorie a rischio, perciò può vaccinarsi, mentre i diabetici del Connecticut no.

Tuttavia, i ceti benestanti dei Paesi sviluppati possono a volte ovviare a queste limitazioni attraversando le frontiere: dallo Stato della Georgia, un fumatore può prendere un aereo e recarsi in Illinois, dove verrebbe riconosciuto come target prioritario in quanto soggetto a rischio.

In questa mappa, i Paesi in verde (che hanno generalmente un reddito alto) dovrebbero ricevere il vaccino entro l’anno.vaccinazione covid nel mondoRiceveranno il vaccino negli anni successivi i restanti Paesi (colorati in rosso), generalmente poveri e con basso reddito.

In conclusione, scrive il New York Times, gli Stati Uniti continuano ad accumulare decine di milioni di dosi di vaccino, mentre molti Paesi non hanno ancora potuto iniziare la propria campagna vaccinale.

                                                                       ***   ***   ***   ***   ***   

L’articolo qui proposto è stato pubblicato in data 23 marzo 2021 sulla testata giornalistica International Web Post, diretta dal giornalista Attilio Miani.
Il magazine online di informazione è edito da “Azzurro Italia – Movimento per il Territorio e la Vita”.
La Consul Press  ha in passato intervistato il giornalista e direttore responsabile Attilio Miani, rivolgendo particolare attenzione e interesse alla mission della associazione Azzurro Italia.

 

 

coronavirus, COVID-19, USA, Italia, vaccinazione, mondo, COVAX, New York Times

Lascia un commento

© 2013-2020 Consul Press. Testata registrata presso il Tribunale di Roma, N° 87 del 24/4/2014.
Editore: Associazione Culturale "Pantheon" - Direttore Responsabile: Antonio Parisi
Sede: Via Dora, 2 - 00198 Roma (RM). Telefono: (+39) 06 92593748 - Posta elettronica: info@consulpress.eu