mercoledì, 20 20 Novembre19

I pericoli dell’odio sui social

 

….. E poi non fidiamoci troppo
del “Grande e perfido Fratello” 

di Franco D’EMILIO

Sicuramente internet e l’uso dei social network hanno profondamente mutato la comunicazione: usiamo la rete come fonte e strumento veloci di informazione, ricorriamo ai social per contattare rapidamente persone e gruppi, per commentare, infine per illustrare con fotografie e video la vita privata e pubblica, nostra e altrui. Il web consente a tutti libertà di espressione e di ampliamento delle conoscenze, insomma rappresenta e rappresenterà una grande rivoluzione democratica che, però, va difesa, salvata da quanti vorrebbero trasformarla in un’arena permanente di confuse verità, tante falsità, soprattutto beceri comportamenti.

Non occorre essere personaggi famosi per postare sui social, ma questa estensione espressiva della comunicazione personale e collettiva non sempre rispecchia comportamenti razionali e riflessivi, inclini al confronto motivato, anzi perlopiù, ormai, confonde la libertà d’espressione con l’insana pretesa di dare sfogo pure alla parte più sordida, umorale, viscerale dell’animo umano: gli stessi follower possono essere interessati da commenti positivi oppure colpiti da commenti astiosi o sprezzanti, provocatori o ingiuriosi, tutto sempre amplificato dalla spiccata visibilità dei social. Il rischio è notevole, non privo di lati oscuri e insidia pericolosamente il grande traguardo della comunicazione digitale.

Le relazioni e le attività umane, dalla politica alla cultura, dallo sport alla musica al tempo libero, si esprimono sui social come su un campo di battaglia dove sono giustificati colpi bassi, scorretti, spesso improntati alla violenza e all’odio: è l’espressione crescente, sia a livello nazionale che locale, di un pesante fenomeno generale, anzi globale che usa le parole come armi per colpire e offendere. Dunque, si cerca nei social quel modello di aggregazione che appare più accessibile, immediato perché al confronto critico tra le persone sostituisce subito l’intesa immediata su un consenso o un dissenso oppure su una condivisione. Si passa, allora,  dalla scelta minimalista di un “mi piace” alla formulazione più motivata di un commento, positivo o negativo che sia, su una persona, una foto, un video, un resoconto o una notizia.
Gli utenti dei social, pur nell’ambito di una loro dichiarata identità di profilo. spesso supportata da una foto personale, si sentono persino autorizzati ad esprimere il loro dissenso in modo offensivo, volgare, quasi che lo schermo del computer possa garantire loro protezione e impunità. Nei post non mancano neppure parole di odio o violenza o denigrazione, sino alla diffamazione o alla calunnia, contro persone, bersaglio sulla base di alcune caratteristiche quali razza, aspetto fisico, genere o appartenenza politica, sociale, culturale, religiosa.

Tutta la politica, nazionale e locale, diventa sui social oggetto di una delegittimazione insensata, stupida, spesso non priva di toni da trivio, così capita di leggere post davvero impensabili:  dal sindaco che ingiuria le minoranze all’assessore che sbraita contro il dissenso dei cittadini sulla nuova raccolta dei rifiuti; dal piddino, che, riottoso alla sfascio del suo partito, tira fango sulla maggioranza di governo, al leghista che resuscita espressioni di stampo becero-razzista; dal pentastellato che insinua e sottintende maldicenze, salvo, poi, ritrattare tutto, al fascista, vecchio o nuovo, ostinato nel delirio di un futuro in camicia nera! 

Né possiamo dimenticare come si affianchi e si sviluppi sempre più il repertorio, molto maschilista, finalizzato ad assecondare uomini, per così dire,”vogliosi”, con foto o video di donne da sogno, forse di un altro pianeta, o di donne comuni, magari utenti dello stesso social. Per questo, di pari passo con i social network, come riferiscono le cronache, sono nate nuove forme di violenza come il cyberbullismo, il cyberstalking, il revenge porn ovvero pubblicazione online di immagini o video con scene di sesso esplicito.

Sempre più incombe la perdita del confine tra la realtà e il virtuale; sempre più si ha la possibilità di colpire chiunque, dovunque ed in qualsiasi momento; sempre più si usano i social per esprimere sentimenti avversi, ostili, spesso derivanti dall’insicurezza dell’oggi e del domani, legata alla crisi economica, alla disoccupazione, soprattutto giovanile, alla violenza contro le donne, all’incertezza politica, istituzionale, al peso amministrativo e fiscale.

Per contrastare il fenomeno dilagante dell’uso improprio dei social è fondamentale una regolamentazione più efficace e costantemente aggiornata dei social network, ma soprattutto dobbiamo lavorare sull’educazione dei giovani e degli adulti, organizzando programmi di educazione interculturale e convivenza civile nelle scuole e nei luoghi di lavoro.


Franco D'Emilio

Storico, narratore, una lunga carriera da funzionario tecnico scientifico nell'Amministrazione del Ministero per i beni e le atiività culturali

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