giovedì, 19 Settembre 2019
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Salviamo gli Archivi di Stato,
“nostra memoria e storia nazionale”

IL PATRIMONIO STORICO – CULTURALE  
DELLA NOSTRA MEMORIA

di FRANCO D’EMILIO 

Puntualmente, eccoci ancora a scrivere della grave crisi organizzativa e gestionale nella quale versano gli Archivi di Stato, uffici dell’amministrazione centrale e periferica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, preposti alla conservazione e valorizzazione del patrimonio archivistico nazionale. Ormai, non è più nemmeno una crisi ricorrente, ma uno stato permanente di difficoltà, disagio che rischia di compromettere inesorabilmente la tutela della nostra memoria pubblica, quindi della nostra storia nazionale.

Questa deplorevole situazione, determinatasi attraverso decenni di incapace gestione statale, costringe, oggi, tutto il nostro immenso tesoro archivistico entro i limiti minimi di una gestione ordinaria di sola sopravvivenza. Insolute e sempre più aggravate  si trascinano incancrenite due problematiche essenziali degli Archivi di Stato: la minima consistenza dell’organico del personale, in particolar modo nei ruoli del personale tecnico-scientifico, dagli archivisti ai restauratori; la ristrettezza degli spazi di sede, ormai insufficienti sia a collocare degnamente i fondi archivistici, già in carico, che ad accogliere quelli che le diverse amministrazioni statali sono già pronte a versare nel rispetto delle norme vigenti

Nonostante l’avvicendarsi di governi e ministri dei beni culturali di diversa coalizione o schieramento, che dir si voglia, e nonostante ripetute, ma infruttuose, perché vane, riforme del Ministero in questione, gli Archivi di Stato restano la cenerentola dell’amministrazione pubblica della cultura, assieme alle biblioteche fortemente penalizzati dalla mancanza che i loro utenti garantiscano un ritorno economico a favore dello Stato, come accade , invece, per i musei, i complessi monumentali e gli scavi archeologici. Per legge l’accesso e la consultazione degli archivi, delle biblioteche sono gratuiti proprio per scelta istituzionale dello Stato, consapevole quanto sia di grande ricaduta sociale l’attività di questi istituti culturali ai fini dell’istruzione, della formazione, dell’educazione permanente dei cittadini: ciò parimenti a quanto avviene in tutti i paesi civili, attenti al valore dei beni archivistici e librari.

Anche in tempi di “vacche grasse”, in verità rari, agli Archivi di Stato e alle biblioteche sono sempre state destinate solo le briciole del già esiguo bilancio del Ministero per i beni culturali, ammontante a neppure il 2% della complessiva spesa nazionale: questa scarsità di risorse ha inciso, incide pesantemente sulla professionalità operativa espressa, sulle attività di valorizzazione e promozione culturale dei fondi custoditi, riducendo così, sempre più, gli Archivi di Stato al ruolo di polverosi depositi di “cartacce”, al massimo nell’interesse di pochi studiosi, ricercatori, giovani laureandi! Invece, per gli Archivi di Stato sarebbero davvero utili piani triennali o quinquennali d’intervento che sappiano prevedere, pianificare la spesa, anziché disperderla in provvedimenti tampone, spesso solo saltuari e molto parziali; altrettanto utili sarebbero una specifica promozione e conseguente  pianificazione della sponsorizzazione culturale privata negli archivi, magari concepite entro margini, a tal proposito, di una piena autonomia d’iniziativa degli stessi Archivi di Stato sul loro territorio di competenza. Né possiamo dimenticare come da anni si discuta a vuoto del futuro delle Sezioni di Archivio di Stato e, in particolare, di un effettivo, costante, non più marginale processo di digitalizzazione del materiale documentario.

Adesso, il consistente numero dei recenti pensionamenti e l’accresciuto, disordinato carico di lavoro dei dipendenti attualmente in servizio, unitamente al rischio di una riduzione degli orari di apertura al pubblico, sono tra i problemi più gravi di questi uffici dello Stato dove si conserva quella memoria pubblica, destinata a divenire fondamento dell’ulteriore percorso della storia nazionale. 1.500 Km. lineari  di documenti custoditi costituiscono l’attuale patrimonio archivistico nazionale, al quale, però, ogni anno ne vanno aggiunti altri 25 circa, non sempre, però, accoglibili, data la ristrettezza delle sedi.

La conoscenza della storia è necessaria per evitarne gli errori, per questo se vogliamo comprendere il presente e disegnare il futuro dobbiamo inevitabilmente assicurare lo studio attento del passato raccontato dalle carte in deposito agli Archivi di Stato: qualunque governo cominci a dare un segno  di nuovo, diverso impegno. E’ in gioco la nostra identità nazionale!


Franco D'Emilio

Storico, narratore, una lunga carriera da funzionario tecnico scientifico nell'Amministrazione del Ministero per i beni e le atiività culturali

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