mercoledì, 19 Giugno 2019
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Tag: scuola

ROMA Municipio XII: allarme manutenzione per ben 8 Scuole

Roma, 12 giugno 2019 – «Nel Municipio XII sono otto i plessi scolastici in pessime condizioni a causa di gravi carenze manutentive. E’ indispensabile e urgente monitorarli al più presto e intervenire su questi edifici per sanare la situazione: è questo l’unico modo per evitare che, con l’inizio del nuovo anno scolastico, le famiglie si trovino nel caos e i bambini vengano trasferiti in edifici scolastici diversi da quelli che fino a qualche giorno fa hanno avuto modo di frequentare.

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Ipocrisia del Globalismo: come si formano “untertan” dall’ingenua infanzia

Untertan vuol dire suddito, lacchè anche: è un termine che intitola un libro di Heinrich Mann su questa misera categoria umana, e qui calza con i dolosi impegni del Globalismo nei riguardi dei bambini.

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Schola, vitiorum magistra

Vorrebbero molti, in merito alla decisione del Ministro Valeria Fedeli, come accenna il Corriere della Sera del venerdì 29 settembre, a firma di Giovanni Belardelli, fare due chiacchiere con lei, non per aggredirla, ma per darle una mano a districarsi nella foresta dell’Istruzione. Innanzitutto, prima di decidere sulla cultura, bisogna essere colti; e poi, per parlare di scuola, bisogna averla frequentata, a lungo, sennò non si sa affatto di cosa si parla e si rischia il futuro, non per i Ministri, in quanto essi arrivano al potere accordandosi, ma quello di una Nazione che è stata il faro della cultura, fatto con i propri talenti e questo deve continuare ad essere.

Se il Ministro suddetto clicca per fare le leggi, nessuna meraviglia che esse siano così strampalate: è colpa dello Smartphone, s’intende.

Mai stati seduti in cattedra? Bene: statale o no, e specialmente nei diplomifici alias Centri Studi, i ragazzi fanno un caos da emicrania a grappolo. Per convincerli ad un contegno decente, ci vogliono santi e diavoli: si truccano, cantano, accennano ad imitare il cantante o il calciatore preferito, s’ingozzano di panini o altro e, soprattutto, sono perfettamente ineducati, cafoni, apprendisti bestioni. Papino e Mammina li scusano sempre, tirando fuori articolati complessi con le lacrimucce, ma questo è niente: sono così incollati alla tettarella del Phone da reagire in modo schizofrenico se qualunque necessità o qualunque persona li chiama. Prima di fare una legge, quando si sa che è in gioco, per certi strumenti, la salute mentale, bisognerebbe informarsi da Psichiatri, Psicologi, eccetera, di quelli veri, non quelli dell’esame col voto di gruppo o il prosciutto al docente.

Non riescono, gli studenti, a prepararsi: ma l’uso dello Smartphone, settoriato, scarno come un’enciclopedia, gli argomenti nella quale sono indipendenti fra loro a contrasto di un qualsiasi tema da svolgere o tesi da sostenere, toglie loro il filo conduttore degli aspetti di qualunque materia: storia, e non sanno più analizzarla, letteratura, e non riescono a cogliere particolari e sfumature di un qualunque scrittore e di nessun libro (semmai leggono), lingue, e vanno a guardare Babel, con il risultato di errori astronomici e traslazioni pressappochistiche ed incomprensibili, non parliamo poi di materie scientifiche: si provi a chiedere ad uno studente a caso la tabellina, magari del cinque, che è la più semplice; ancora: nessun ragionamento sui rapporti matematici nella fisica, nessuna attenzione nelle reazioni chimiche, e si parla della base di queste discipline. Domani, che cosa saranno questi eserciti di ignoranti? Gli autori dei crolli, degli smottamenti, delle male sanità, dell’inedia psichica, perchè questa scuola, invece di e-ducere i ragazzi, e cioè educarli alla vita, rendendo il loro cervello autonomo portandolo fuori dalla nube dorata dell’in-fanzia (non fare, non sapere), dunque in grado di realizzarsi , li imbracano in un clic: i poveretti saranno schiavi del primo prepotente furbacchione, non sapranno niente di se stessi, saranno pazzi furiosi perchè phonedipendenti, pieni di vizi perchè la libertà assoluta, che Sinistra e Fedeli chiamano democrazia, non dà loro il minimo oggetto sul quale impegnarsi, alla faccia dell’evoluzione, e li consegna alla morte desertica e piatta nella quale consistono.

Marilù Giannone

 

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Due parole ancora su Don Milani

“Italia Oggi” dello scorso 9 giugno, tramite la penna di Sergio Bianchini, stigmatizza la lentissima evoluzione della scuola e per questo fa riferimento al fatto che l’ ottimo Don Milani viene spesso citato a sproposito o addirittura mal interpretato per fini politici o semplicemente per incompetenza dei responsabili dell’educazione nazionale.

Qualche giorno prima una riedizione di Polistampa, dal titolo: La scuola di Don Milani, di Mario Lancisi, esponeva le particolarità della Scuola di Barbiana, chiedendosi cosa sia rimasto della creazione del Sacerdote, con interviste a personaggi che hanno avuto mano nella guida dell’istruzione, come Veltroni, Berlinguer,Casini,Berlusconi ed altri ancora, che hanno offerto una visione personale e diversa dell’opera del controverso religioso.

La ragione e l’esito di questi testi in esame sono sicuri: nessuno, oggi, è in grado di gestire l’educazione alla cultura per inadeguatezza di preparazione: il Ministro attuale, (e si sottolinea che il buon italiano non usa il femminile per una carica istituzionale) è un’ ex sindacalista, che confessa di “non avere specifiche competenze in materia”, e dunque una figura indefinibile che non può tenere le redini di questo importantissimo Ministero. Sappiamo tutti che la cultura è un’arma di difesa dall’estremismo violento, che è soprattutto una via certa per trovarsi, conoscere, costruire, e, cosa basilare, per comunicare. Non si riesce tuttora a comprendere, data la misera condizione sociale attuale, perchè cultura è ancora, marxianamente, vista come privilegio malvagio di classe, e non si riconosce che chi ne è privo – sia essa umanistica o scientifica – è destinato a trascinare un futuro da mezzo uomo, da pitocco spirituale, da sbandato.

Il testo e l’articolo citati vogliono evidenziare che è ora di smettere di cibarsi solo di giochini informatici, spesso pericolosi, o bearsi di figure di piccolo e grande schermo. Accettarli è giusto, adeguarsi al proprio tempo, sacrosanto, ma non ci sono unicamente questi, e si chiede ad alta voce che i genitori lo riconoscano, e che riconoscano che il docente non è un negriero, ma una persona che è demandata a formare ed a selezionare chi ha talento per questo o quel settore dello scibile umano. Non è vero, cari Marxisti immaginari, cari zii d’America, che “tutti siamo capaci di fare tutto”. Non si chiama il meccanico della propria auto se un figlio ha gli orecchioni, e nel contempo lui ed il medico sono entrambi indispensabili. Una selezione prelude a vie diverse ed eguali, non è antidemocratica, non è una pena capitale.

Non è valida l’idealizzazione dell”ultimo”, è invece una buona scusa per fare “egualitarismo verso il basso” e formare il gregge grigio di elettori, che, come dimostra l’evidenza degli afflussi bassissimi alle urne, annullano sia il seguace dell’appiattimento, che uno Stato. Appiattendo il livello dei cittadini si uccidono i talenti, si ha malasanità, mala gestione, nessuna scelta, si ha unicamente degrado. Un capitolo di un bel libro: “Meglio di Niente”, dell’economista, giornalista, docente, Danilo Breschi ( Ed.Pagliai), esamina l’opera di “decrescita” di un Segretario di Partito, il “dolce Enrico” di Antonello Venditti, e punto per punto ne dimostra l’azione livellatrice (che Totò riservava alla morte) e distruttiva di tutte le attività professionali e no d’ Italia, per un distorto timore di egemonia politica di qualcuno, ma che lascia vedere in filigrana l’adesione – pagata – alla volontà di potere sovietica.

Chi si informa, chi segue un docente che crede in ciò che fa, resta libero, diviene esperto, e giorno per giorno si felicita con se stesso perchè dimostra alla propria coscienza di essere un buon cittadino del mondo. Don Milani ha gettato una grande base per permettere di salire la scala della crescita secondo attitudine. Crescita, e non il contrario, voluto da un malinteso cristianesimo: Francesco era ricco e colto, si è fatto povero ma colto, poeta e musicista, italiano, santo, non apostolo della decrescita e non argentino e populista.

Marilù Giannone

 

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Un doloroso problema della scuola

………QUANDO LA FAMIGLIA  E’  LATITANTE  

Tutti i quotidiani d’Italia hanno un articolo sulla scuola,sui programmi di studio, sull’educazione scolastica, ecc., ecc.,. E’ deprimente osservare che se ne parla soltanto, senza programmare e, soprattutto, senza indicare un vero e proprio rimedio. Che si aspetta? Si attende solo superficialmente un orientamento politico e non si affronta il problema che non è politico, ma è civile. Se si vuole un cittadino preparato ed onesto, se è vero che questo – come si diceva nel secolo scorso – si forma sulle ginocchia della madre, la causa dell’eterna lamentela sulla scuola è da ricercare anche nella famiglia.

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PMI Day VI Edizione. Renzi plaude agli imprenditori che hanno aperto le porte agli studenti.

Giunta con successo alla sua VI edizione, si è svolta questa mattina la PMI Day, la giornata delle Piccole e Medie industrie associate Confindustria che, in Italia, hanno aperto le porte a studenti e visitatori. Un progetto che ha segnato quest’anno  +20% , con oltre 850 imprese che hanno fatto proprio lo slogan della manifestazione “Industriamoci”, decidendo di raccontare e passare ai giovani  il mondo delle imprese, quelle basate su valori alti della cultura imprenditoriale . Un evento che ha ottenuto un riscontro positivo anche dal Presidente del Consiglio, che ha deciso di cogliere l’importante occasione per rivolgeri a imprenditori, insegnanti e studenti.
Di seguito la lettera a firma del Premier Renzi che ha ricordato come Scuola e industria dovranno camminare sempre più insieme.

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A teatro per un gesto di cuore con l’Associazione Onlus Giulia Arni e Ugo Dighero

Una serata all’insegna della soliderità e del buonumore. Si prospetta così la serata di beneficenza organizzata  al Teatro Sette dall’ Associazione Onlus Giulia Arni. Il 27 Ottobre presso il Teatro Sette in Via Benevento, 23 a Roma Ugo Dighero porterà in scena il “Mistero Buffo” di Dario Fo, con l’obiettivo di raccoglierre fondi da destinare al progetto di Teledidattica “La scuola a casa con Giulia” promosso dalla Onlus Giulia Arni e rivolto ai ragazzi impossibilitati a frequentare regolarmente la scuola a causa di serie patologie.

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Il canto di speranza è diventato un “pianto”,siamo tutti sulla nave che affonda

 

 L’ IDEEA DI UN REFERENDUM IN GRECIA FA INFURIARE LA TROIKA: E, NOI IN MALAFEDE , STIAMO A GUARDARE

 Nelle acque ferme nasce la malaria, in Maremma è un detto che serve per disprezzare chi non fa, chi non reagisce. Oggi in Italia, improbabili politici in acque ferme, sputano ormai sentenze di ogni tipo. Intanto i greci se la vedono da soli e – unici finora – tentano di mettere in riga EUROGROUP.TROIKA

Cederanno su qualcosa? Per forza. Se non li lasceremo completamente soli, com’è accaduto finora, potrebbero anche riuscire a non fare passi indietro sui principi. Concederanno gli spiccioli, si accorderanno su aspetti marginali, e quando tutto sembrerà chiuso restituiranno la parola alla gente per un referendum. Se andrà bene, metteranno sul tavolo della trattativa i milioni di no agli strozzini travestiti da politici. Non so se stanno trattando anche con la Russia e non riesco a immaginare cosa ne verrà fuori, ma credo che sia ragionevole e fondata l’idea che più gente sosterrà nelle piazze la loro battaglia, più forza e coraggio troveranno per resistere e portare a casa risultati. Intanto è corsa a svuotare i bancomat, vivranno peggio di adesso? E, noi italiani?Meglio sarebbe dire l’ Italia che non c’è più, grazie all’ euro, siamo dopo la Grecia la “miseria dell’ euro”, invece di andare in piazza a manifestare con loro, andiamo al mare ad abbronzarci. La Malafede parla per noi, tornano i tempi del “non vedo, non sento, non parlo”—Insomma, se mi faccio i fatti miei è meglio—

 Un’Italia che pareva sepolta ed è tornata invece di sconcertante attualità: quella in cui, la gente civile e colta si convertì al culto della malafede.
Perché accade? E’ una costante della storia: di fronte al potere, molti si piegano. Servilismo, viltà, conformismo istintivo, calcolo senza passione,
Tempi di malafede sono oggi quelli della politica e dei suoi protagonisti. La malafede, infatti, si legge in un libro di Gerbi, «non è uno stato dell’animo, è una sua qualità» che consente a chi punta al successo, costi quel che costi, di dare il peggio di sé e venderlo come bene prezioso. Perché tutto questo funzioni, occorrono naturalmente un contesto – un sistema di potere autoritario – e gli acquirenti che in ogni tempo fornisce il mercato. Tempi di malafede sono quelli in cui c’è una crisi così profonda della politica, che chi vuole può ignorare ogni confine di natura etica e persino l’impossibilità di mettere assieme termini inconciliabili tra loro, come accade oggi con «sinistra» e «destra», che esprimono sistemi di valori antitetici e riguardano le coscienze. Può ignorarlo, però, solo chi, decide di scegliere in base al tornaconto. Scegliere, insomma, come si fa in tempi di malafede, nei quali un De Luca qualunque può disprezzare le regole di cui dovrebbe essere garante. Per lui la legge Severino non esiste, lui se ne frega e, insieme a lui chi gli permette di candidarsi,e, chi lo vota, cittadini analfabeti ignoranti e irrispettosi delle leggi, autentici corresponsabili di eleggere una classe politica , locale e nazionale attuale, che altrimenti non esisterebbe per nessun motivo.Siamo mafiosi dentro: Fortissimi con i Deboli; debolissimi con i Forti, (sopratutto con quelli che governano l ‘Europa e la Finanza mondiale).
Che strano Paese è l’Italia! Le leggi non contano nulla e gli elettori meritano rispetto solo quando le ignorano o se le mettono sotto i piedi. Dopo il Parlamento dei «nominati», eletti contro la Costituzione e diventati subito «padri costituenti», ora c’è il presidente di Regione ineleggibile per legge, che si appella al voto di chi non doveva votarlo e invece l’ha eletto E, fa ricorso al giudice.
quando si tratta di codici morali non siamo tutti uguali.SCUOLA

Penso con la mia testa, dico ciò che penso, ne pago le conseguenze ,e,il mondo della scuola che mostra i segni del lutto, ma inganna se stessa, puntando ipocritamente il dito solo sul governo e su Confindustria, un tardivo risveglio della protesta, la sconfitta della scuola viene da lontano, anestetizzato da una duplice consapevolezza.

Nel cuore e nella mente sopravvive anzitutto una certezza: ci sono momenti della storia in cui bisogna toccare il fondo, per pensare a una risalita; noi il fondo l’abbiamo toccato da tempo e l’abbiamo colpevolmente ignorato, aspettando che il Senato firmasse il certificato di morte della scuola statale. Ieri, solo ieri, ci siamo accorti della tragedia, tardi e , la rabbia esplode fuori tempo.

 I funerali della scuola pubblica si sono celebrati in forma strettamente privata, senza “bella ciao”, senza moti dell’animo e crisi d’isteria, , nel dicembre del 2010, dopo la sconfitta degli studenti, in una Roma blindata, tra ambulanze e pantere lanciate a sirene spiegate, cariche violente, fumo d’incendi e lacrimogeni e il Senato difeso a mano armata come una trincea sul Piave dopo Caporetto.

Il gioco è fatto e le generazioni di disperati non hanno valori di riferimento per immaginare un’uscita dalla gabbia non dico rivoluzionaria,ma solo “resistente”GUERRA

  E’ un sistema collettivo di potere che può sostituire i capi e dar l’idea che esistano regole e partecipazione. Si sono inventati un’egemonia culturale priva di pensiero, hanno lavorato per sostituire le leggi della convivenza civile con un’unica legge: quella della  giungla, sulla quale si regge un’economia da prima rivoluzione. Sullo sfondo, terribilmente reale, la guerra.

Adelfia Franchi

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Giornata di Scuola in Campidoglio, doppio appuntamento sul sistema scolastico Italiano.

Roma- Mercoledì 18 Marzo in Campidoglio giornata interamente dedicata al mondo della Scuola Italiana con due diversi Convegni che riportiamo in calce.

La Scuola Italiana per quanto sofferente, carente, continuamente vituperata dai continui tagli, vessata da riforme inadeguate a svilirne il ruolo Istituzionale ma soprattutto screditandone il valore formativo, spesso sopravvive grazie all’iniziativa privata di Dirigenti Scolastici in accordo con il corpo Insegnante e con il sostegno dei genitori degli alunni per non arrendersi al declassamento e al ruolo di serie B dove forse più di qualcuno la vorrebbe relegare.

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CAMPIDOGLIO, convegno, PalazzoSenatorio, Protomoteca, RomaCapitale, scuola

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Alcune riflessioni sulla scuola

ALCUNE RIFLESSIONI  SULLA  SCUOLA

 ___________________________________________Lidia D’ANGELO

 La cultura e l’educazione debbono essere valorizzate perché svolgono una funzione inclusiva e di promozione sociale, possono rappresentare il presupposto dal quale partire per poter fornire pari opportunità, in particolare ai giovani, e rappresentare un’azione mirata contro la diseguaglianza a favore della giustizia sociale.  E’ necessario perciò creare le condizioni per stabilire tra i diversi attori  (genitori, studenti, docenti, istituzioni ed enti locali) un  patto educativo che rimetta al centro delle politiche istituzionali la cultura come ricchezza da custodire e su cui investire risorse.

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Invalsi, scuola

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A scuola per imparare

LE LUCI DELL’ APPRENDIMENTO
Torniamo a scuola per imparare a navigare nelle misteriose acque della didattica e dell ‘attenzione degli alunni.
Quando i “maestri “impegnavano direttamente la dignità, dove niente era misterioso e la comunicazione trovava la strada per abbattere la non conoscenza: tutto questo presso Associazione Libraria L’ Universale.

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scuola

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Il “CARO LIBRI” & Dintorni ……. una ipotesi a favore dell’Azienda Famiglia

“CARO LIBRI” & Dintorni

 ….. una ipotesi a favore dell’ Azienda Famiglia

 

Anche quest’anno, come ad ogni inizio di anno scolastico, con la riapertura delle scuole, riemerge sempre il problema del caro libri di testo, ciò a prescindere dai vari decreti che prevedono – per ogni anno e per ogni corso – la spesa massima consentita per l’acquisto dei libri di testo.

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