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A colloquio con Romana Maggiora Vergano sull’emozione della recitazione

LE IDEE CHIARE DI UNA GIOVANE ATTRICE DESTINATA A LASCIARE IL SEGNO

Una conversazione con Massimiliano Serriello

È davvero destinata a lasciare il segno Romana Maggiora Vergano (nella foto). Ho voluto rigorosamente – o quasi: ogni tanto il “tu” scatta in automatico – darle del “lei”. Il 2 settembre, alla Sala Giardino, nell’ambito della 79ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, gli spettatori dal palato fine potranno applaudirne l’entusiasmo creativo profuso in Come le tartarughe di Monica Dugo nel ruolo dell’adolescente Sveva che passa dal disincanto dinanzi al dolore materno al sensibile processo d’immedesimazione. 

Ad animare invece il copione del dramedy generazionale all’italiana Gli anni belli, al di là del colpo di gomito dei richiami citazionistici cari all’autore postmoderno per eccellenza del rievocatissimo 1994, Quentin Tarantino, provvede soprattutto l’intesa stabilita da Romana con Maria Grazia Cucinotta. Un’intesa in un certo senso da Fiori d’acciaio, in altre parole di donne garbate ma toste, anche se, a onor del vero, Gli anni belli nemmeno costeggia la virtù di far ridere gli spettatori tra le lacrime sulla scorta dell’esempio fornito a futura memoria dal miglior film di sempre sull’intesa femminile corroborata dalla forza dei legami di sangue: Voglia di tenerezza

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L’arte “diversa”: tra ‘400 e ‘600, i tormentati artisti di Mario Dal Bello

L’arte è senz’altro –per usare la storica definizione di Benedetto Croce– “espressione sentimentale immediata”. Ma come nascono l’ispirazione e il processo artistico? Quali facoltà umane mettono in moto? Con quali criteri e meccanismi? Primo ad avviare studi specifici in questo campo fu il padre stesso della psicanalisiSigmund Freud, il quale capì che la supposta separazione (e, per alcuni, addirittura antitesi) tra conscio e inconscio, normale e patologico, umano e divino, in realtà è inesistente.

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17 agosto 2011, …..undici anni fa,
la scomparsa di Gualtiero Jacopetti

 Un  “A-mar-còrd” per il Regista di “AFRICA ADDIO”
a cura di AMERINO GRIFFINI, postato su FB del 17.8.2022 (*)
 
Un ricordo personale di undici anni fa. 
Nel 2011 abitavo a Barga, in Garfagnana, quando mi giunse la notizia della morte del regista Gualtiero Jacopetti al quale Barga doveva qualcosa. Ancora emozionato per la notizia scrissi questa nota che ripropongo:
“17 Agosto 2011, è morto Gualtiero Jacopetti”
 
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L’indimenticabile regista di “Africa addio”, film accusato di essere filo-colonialista, razzista, fascista…… ma che a noi piacque come documento nostalgico di un’Africa umana e disperata, bellissima e maledetta.
In quella metà degli anni ’60, quando uscì “Africa addio”, non avevamo ancora letto Frantz Fanon e avevamo ancora addosso le cicatrici delle storie rosse del sangue della decolonizzazione, il nostro cuore batteva ancora per l’Algeria francese e per il Sudafrica dei Boeri; nelle nostre famiglie c’erano ancora familiari che erano stati nell’Africa italiana, che avevano combattuto nel Corno d’Africa, che avevano costruito in Libia.
Noi sognavamo di dare una mano alla Rhodesia di Jan Smith e di andare a difendere la diga di Cabora Bassa nel Mozambico portoghese.
 
Complicato spiegare oggi quali fossero le nostre pulsioni di allora, certo non motivate dal razzismo.
Eppure quel film di Jacopetti mantiene ancora inalterata oggi la sua visione di un’Africa di brancos y pretos, di bianchi e neri, diversi ma non nemici, semmai divisi trasversalmente da ideologie e alla fine vittime solo di nuove colonizzazioni, quelle ancor più disumane, come quella dello sfruttamento del dollaro (e oggi dello yuan).
Poi vennero altri film – sempre con Franco Prosperi – nei quali l’ironia e la visione giornalistica fecero comunque scalpore in quegli anni ’60 e primi anni ‘70: “Mondo cane”, “Mondo Candido”, “La donna nel mondo” ……; ma anche “Addio zio Tom”, un film che gli costò tre anni di vita negli USA per girarlo, una pellicola sull’America sudista prima della guerra di Secessione.
 
Jacopetti era nato a Barga (Lucca) il 4 settembre 1919, aveva studiato a Viareggio perché a Barga, dove aveva messo le radici il Pascoli, non c’era ancora il liceo classico. Giovanissimo fu praticante a “La Nazione”. A 18 anni, dopo essersi iscritto a Scienze Politiche a Pisa partì volontario per l’avventura della guerra, voleva raggiungere l’Africa e invece fu mandato in Albania, poi in Grecia e in Russia con l’ARMIR.
Dopo l’8 settembre scelse la montagna che nella sua terra si chiamava Alpi Apuane, ci rimase poco a causa degli insanabili contrasti con la componente comunista della banda partigiana, riuscì chissà come ad accreditarsi presso un comando Alleato e dopo il 25 aprile 1945 girò per le strade di Milano in jeep per sottrarre alla mattanza quanti più fascisti (o presunti tali) fosse possibile. Meglio San Vittore.
Nel dopoguerra si laureò a Pavia e ritornò al giornalismo, per il tramite di Montanelli e Longanesi, collaborando al “Corriere della Sera”.
La sua carriera tra “i buoni” finì proprio con “Africa addio”, nel quale documentò le stragi di Watussi, i massacri in Congo, ma anche l’ecatombe di animali in Kenya.
 
Una vita scapestrata, viaggi, belle donne, uno degli amori della sua vita, l’attrice Belinda Lee, morta in un incidente stradale.
Nel 1975, tanto per consolidare la sua situazione di reprobo, fu pure nel Direttivo della Costituente di Destra del MSI.
 
Alla sua città, Barga, aveva donato il palazzo di famiglia, adesso divenuto la Biblioteca comunale di Barga.
Ci sono passato davanti stasera, non c’era traccia né di lutto né di ricordo. Ciao Gualtiero.
____________________AMERINO GRIFFINI
 
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NOTE A MARGINE
(*) “A-mar-còrd” – Il pezzo qui di seguito riportato mi è sfuggito, purtroppo, il giorno in cui è apparso su FB – mercoledì 17 agosto –  e, quindi, è stato riproposto sulla Consul Press con un breve ritardo.
E al riguardo mi piace ricordare come
oramai da oltre 8 anni su questa Testata vengono spesso ospitati numerosi interventi a firma di Amerino Griffini, inizialmente a volte trasmesseci da egli stesso, a volte ripresi da altre pubblicazioni, a volte pescati nella rete.
Amerino Griffini, Vero Toscano Doc, è un raffinato autore di elzeviri e di effemeridi, nonché di graffianti commenti ed impeccabili puntualizzazioni, da leggersi sempre con molto interesse e vero piacere. Io ho conosciuto Amerino solo epistolarmente (e forse anche telefonicamente) tramite Mau Berg  (Maurizio Bergonzini), vecchio e caro amico …. “andato oltre” nella notte del 1° Agosto 2019, dopo i festeggiamenti del suo compleanno, anche Egli un “Collaboratore” di peso, il cui nome rimane scolpito nella nostra pagina “Blog d’Autore”  _______________Giuliano Marchetti
 
 

 

 

 

 
 

A Torre del Lago, la Tosca di Puccini in “camicia nera”

LA TOSCA IN UN’INOPPORTUNA RIVISITAZIONE SCENICA

_______________  FRANCO D’EMILIO  

Le critiche, la polemica, soprattutto le battute sferzanti, anche salaci, tanto più adesso in pieno clima di accesa campagna elettorale, sembrano davvero non desistere sulla bocca dei tanti melomani, appassionati d’opera lirica, accorsi da tutta Italia e dall’estero, ma delusi, amareggiati, addirittura inquietati dalla messa in scena della Tosca di Giacomo Puccini all’edizione in corso del Festival di Torre del Lago, come ogni anno dedicato appunto al grande compositore lucchese.

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“La Pirandelliana 2022” – XXVI Edizione
a Roma, nel Giardino di Sant’Alessio

La Compagnia Teatrale 
LA BOTTEGA DELLE MASCHERE

presenta dal 7 luglio al 7 agosto 2022
nel 
   GIARDINO DI SANT’ALESSIO ALL’AVENTINO 
in Piazza Sant’Alessio 23 – Roma

PIRANDELLIANA 2022 nella sua XXVI Edizione

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In onore di Enzo Barboni / E.B. Clucher ,
a Roma in Campidoglio martedì 5 Luglio

“Il  Primo Centenario di E. B. Clucher:
– Da ‘Miracolo a Milano’  a ‘Lo chiamavano Trinità’  ed oltre –
lo straordinario percorso di un uomo di cinema”

Su iniziativa lanciata dall’On. Fabrizio Santori, Segretario d’Aula, verrà conferito al figlio Marco Tullio un “Premio alla Memoria” da parte dell’Assemblea Capitolina presieduta da Svetlana Celli, con annuncio di intitolazione di una via al grande Regista.
Ospiti autorevoli presenzieranno ed interverranno alla manifestazione.

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18 Giugno a Roma: Venditti e De Gregori
……. ci hanno fatto ritornare “giovani”

       Venditti, De Gregori: “la storia siamo noi in un mondo di ladri”
…in un viaggio tra passato/presente e viceversa

Un “A M’ARCORD” SOTTO ER CELO DER CUPOLONE,
a cura di F
RANCO D’EMILIO  &  MADDALENA SILVI  

Sono state tre ore ininterrotte di concerto sul filo di tanta memoria e con l’emozione di ritrovarsi in uno stadio strapieno a condividere un viaggio, ancora tanto attuale e avvincente, di musica e parole: per molti un viaggio ripetuto, per altri, invece, forse il primo incontro dal vivo con due significativi cantautori che, sempre efficacemente, hanno saputo e sanno da decenni interpretare con coraggio e sempre con originalità il difficile divenire della nostra società.

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“Romeo e Giulietta en plein air” dal 24 al 29 giugno a Cappella Orsini

 

La cultura a Roma scende in strada. “Romeo e Giulietta en plein air” adattamento e regia di Marta Bifano con un cast di attori esordienti, nei ruoli giovanili e di attori professionisti , con il patrocinio del Comune di Roma e la Regione Lazio, INPS fondo PSMD, Cappella Orsini e i costumi del Teatro dell’ Opera di Roma.  Lo spettacolo ad ingresso gratuito,  andrà in scena dal 24 al 29 giugno in via di Grotta Pinta 21 alle ore 2100.

LIBERO TEATRO IN UN TEATRO LIBERO

Rassegna UILT Lazio – Unione Italiana Libero Teatro

_____________a cura di Cristian Arni

Dal 4 al 26 Giugno al Teatro Tor Bella Monaca a Roma si svolgerà la rassegna teatrale Libero Teatro in un Teatro Libero organizzata dalla UILT- Unione Italiana Libero Teatro e Teatro Tor Bella Monaca, iniziativa nel circuito “Teatri in Comune”. Venti giorni di rassegna, quattordici spettacoli tra commedia brillante, teatro di ricerca, tragedia, dramma borghese, recital musicale, teatro in musica e in vernacolo romanesco.
Poi ancora: appuntamenti con i testi dei grandi autori del passato, come:
>  lo spettacolo Circus Dark Queen di Stefano Napoli, tratto da Antonio e Cleopatra di W. Shakespeare;
> i due classici di Luigi Pirandello messi in scena dalla Compagnia La Pirandelliana diretti ed interpretati tra gli altri da Marcello Amici: I giganti della Montagna e Sei personaggi in cerca d’autore;
> il teatro civile con un omaggio a Pier Paolo Pasolini, nel centenario dalla nascita con lo spettacolo: Quella notte all’idroscalo di Carlo Selmi.

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Audio intervista a Stefano Ambrogi

LA CONSUL PRESS, con FRANCESCA MARTI,
A COLLOQUIO con  STEFANO AMBROGI 

 

Da oggi iniziamo una nuova collaborazione con Francesca Marti, attrice poliedrica, con la quale continueremo il nostro percorso giornalistico nel settore dello spettacolo e non solo. 

Nelle sue successive interviste – che saranno anche audiovisive –  Francesca cercherà di cogliere sempre il lato positivo dei suoi interlocutori.
Perché, in fondo, la positività rende la visione della vita migliore e se ognuno la trovasse in sé stesso, il mondo cambierebbe.

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Un libro racchiude il mito di Claudio Baglioni, partendo dalla sua mitica auto “Camilla”

Un piacevole libro analizza a fondo i motivi del successo di Claudio Baglioni (che nel 2020 ha festeggiato i 50 anni di carriera), visto soprattutto sul piano del rapporto tra il cantautore romano e le sue automobili, in particolare la storica Citroen 2 cavalli, la “Camilla” (battezzata così da lui), che nei primi anni ’70 l’ha accompagnato nelle prime fasi del suo viaggio esistenziale e professionale.

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Accademia del David di Donatello:
con l’Acmf le premiazioni del 20 aprile

L’ACMF, IN SINERGIA CON L’ACCADEMIA DEL “DAVID DI DONATELLO”,
POLEMIZZA CON LA POSIZIONE DELL’ACADEMY AWARDS   

L’ACMF – Associazione Compositori Musica per Film, con sede in Roma, ha recentemente preso posizione per maggiormente sostenere le dichiarazioni di disappunto rilasciate dal proprio Presidente Roberto Pischiutta, musicista e compositore, in arte Pivio, in polemica con l’Academy Awards
Infatti, i Compositori di Musica Applicata alle Immagini hanno coralmente e vivacemente protestato contro le decisioni prese dallAcademy Awards di escludere dalla premiazione ufficiale 2022 alcune fondamentali categorie, tra cui quella relativa alle Colonne Sonore dei Film.

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A colloquio con Pia Lanciotti sull’armonia recitativa ed esistenziale

FORMA ED ELEGANZA D’UNA ATTRICE RICCA DI CONTENUTI

Una conversazione con Massimiliano Serriello

La mia miglior amica Mariapia una volta ha detto: i fatti della pentola li sa il coperchio. Viviamo un momento storico a dir poco drammatico per la comunicazione. Specie quella che va dritta al punto. I problemi del benessere, già deprecabili in tempo di pace, sono divenuti un lusso. Ed ergo il peggior dispendio di energia catartica possibile e immaginabile. Ingenerare aspettative salvifiche in un simile scenario, in cui sotto i furgoni della morte ci vanno le creature ucraine e a fargli coniugare la vita all’imperfetto sono degli imberbi leoncini per agnelli tonici, che per uno scopo a parer loro superiore si qualificano in modo definitivamente inferiore, non merita né parole né parolacce. Pure il famoso «Quanno ce vo, ce vo» bisogna meritarselo. Al pari delle sane tirate d’orecchie. L’eleganza resta però una benedizione. Ben inteso l’eleganza che non paga dazio alla ricerca delle lusinghe incastrate in pose vanitose. Pia Lanciotti è un’attrice elegante. Aliena alle tristemente note pose adulatorie. Va per le spicce per un verso e dedica sempre un istante in più – rispetto al tabellino di marcia stabilito sulla scorta del diktat dei tempi stretti – ad accogliere, come un cadeau, il frutto fragrante della saggezza di stampo popolaresco. Sulle tavole palcoscenico non c’è spazio per l’egemonia di stampo materialista: la forma resta pur sempre la forma; il contenuto, piegato a mera scusante piuttosto nauseante, non può e non deve regnare sovrano. 

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