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Conferenza. Serie del Centenario III

LA VIA ITALIANA ALLA MODERNITA’
La Terza Roma alla Libreria Horafelix

La Conferenza metterà in luce la continuità simbolico-costruttiva da Roma Capitale alla Terza Roma, dal Vittoriano all’E42, avendo come modello di riferimento la Roma Classica, dal Neoclassicismo al Razionalismo. A tema, la Trasformazione Fisica dell’Urbe in vista della Formazione Metafisica dell’Italiano Attuale.
L’Evento è occasionato dalla coincidenza del Centenario della Marcia su Roma con l’Ottantesimo Anniversario dell’E42, ossia l’Esposizione Universale, che si sarebbe dovuta svolgere a Roma nel 1942.

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O ROMA O MORTE !:
impegno per la dignità della storia

Qualche giornalista, supponendo a torto che fosse un evento celebrativo, apologetico del Fascismo, l’aveva definita “la mostra della vergogna”, adesso, invece, possiamo affermare con soddisfazione che “O ROMA O MORTE. Un secolo dalla Marcia”, conclusasi a Predappio dopo sei mesi di apertura al pubblico, si è rivelata appieno una mostra della dignità della storia, raccontata e documentata con obiettività, imparzialità, insomma con grande rispetto della verità.

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Novembre Nordico. Tracce Nordiche a Roma tra mostre, concerti e cinema

Dal 2 al 30 novembre Roma riscopre le sue radici nordiche con Novembre Nordico. Tracce nordiche a Roma promosso dalle Ambasciate di Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia, il Circolo Scandinavo e i quattro Istituti culturali e scientifici nordici: l’Accademia di Danimarca a Roma, l’Istituto di Finlandia a Roma, l’Istituto di Norvegia in Roma, l’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma, che si uniscono in questa occasione per divulgare un ricco programma di iniziative per valorizzare il legame storico dei Paesi Nordici con la città di Roma e per creare nuovi momenti di scambio attraverso mostre, talk, concerti, il Nordic Film Fest, e le case di illustri personaggi storici aperte al pubblico.

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“VITA DELL’AVVOCATO ARTURO NATI”:
un libro presentato con il Rotary a Villa Savorgnan

UN GRANDE EVENTO CULTURALE, IN UNA SERATA DI GALA, con il “ROTARY CLUB ROMA” al CIRCOLO UFFICIALI delle FORZE ARMATE

a cura di LIDIA D’ANGELO e GIULIANO MARCHETTI 

Il Circolo Ufficiali delle Forze Armate d’Italia, martedì 25 ottobre nel tardo pomeriggio, in una delle sue splendide sale ha ospitato un folto pubblico interessato alla presentazione di un ponderoso volume sulla “Vita dell’Avvocato Arturo Nati”, il più recente libro tra i numerosi scritti da ANTONIO PARISI, giornalista ben noto anche per i suoi testi su grandi Dinastie e su importanti Famiglie, nonché su particolari e rilevanti inchieste.   
Il Circolo Ufficiali, sorto nel lontano 1934, è attualmente ospitato nella palazzina Savorgnan di Brazzà, nel cuore del centro storico di Roma: la sua prima sede fu il Palazzo Barberini, scelto per il suo prestigio e la sua posizione, poi nel 2007 il Circolo venne trasferito nella palazzina Savorgnan,  collegata alle ex antiche scuderie Barberini.   

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“Paese infinito”, l’immigrazione in ogni sfaccettatura

 

Questo libro parla della famiglia sudamericana dell’autrice Patricia Engel e di tutto ciò che lei e i suoi cari affrontano quando si trasferiscono in Nord America. L’aspirazione era quella di cercare una vita migliore ma le cose non vanno proprio come i suoi genitori avevano previsto.   

Un tema, quello dell’immigrazione, attuale e di grande rilievo. Un racconto che commuove e trasmette i valori di una famiglia unita nonostante le difficoltà e le barbarie che sono costretti a subire. Il famoso sogno americano inseguito da tanti ma che in pochi riescono poi a ottenere. Patricia Engel cattura i lettori sia per le vicende dei protagonisti, sia per la profondità delle tematiche socio-politiche affrontate.

I drammatici temi dell’immigrazione, della separazione familiare, del ruolo di chi vive ai margini della società di cui non fa parte. E ancora di quanto le lotte politiche di tante Nazioni, come nel caso specifico in Colombia, costringano le famiglie a lasciare i luoghi e gli affetti più cari. Anche in questo caso, i protagonisti del romanzo scappano da un Paese che non dà prospettive per il futuro. Soffrono dal distacco e in alcuni momenti sono preda dei sensi di colpa scaturiti dall’abbandono soprattutto dei familiari.

Scritto con uno stile asciutto ed elegante, “Paese infinito” è un romanzo doloroso e spietato che mette in luce le contraddizioni, le ipocrisie e le assurdità della nostra società. È un racconto duro sull’emigrazione, sulle leggi americane, sulla precarietà che gli immigrati, senza documenti, devono affrontare.

“Paese infinito” è un libro che racchiude cinque personaggi principali, due continenti e due decenni di storie, in poco più di duecento pagine. Leggendolo si conoscono e si scoprono tutti i componenti della famiglia attraverso le loro idee e domande scaturite dalla vita quotidiana. Un viaggio esistenziale che intreccia i fili in una narrazione compatta e intima. Pagina dopo pagina si affronta un percorso di speranza per un futuro migliore dove le cose possano cambiare e migliorare.

Vari momenti della storia della famiglia raccontata da varie voci in un andirivieni tra un anno e un altro senza mai far perdere il lettore. Un incrocio di parole rese accattivanti dalla volontà di scoprire cosa accadrà in quella particolare situazione. Difficile staccarsi dalle pagine che scorrono fluide e leggere nonostante l’argomento.

Quando l’entusiasmo iniziale della vita in un nuovo Paese inizia a scemare, subentra un dolore peculiare. Emigrare era come staccarsi di dosso la pelle. Come disfarsi. Ti svegli ogni mattina e ti dimentichi dove sei, chi sei, e quando il mondo di fuori ti mostra il tuo riflesso, è brutto e distorto; sei diventato una creatura disprezzata, indesiderata“.

Il libro si apre con Talia, che, dopo aver commesso, impulsivamente, un atto violento, è mandata in una struttura di correzione per adolescenti nelle montagne della Colombia. Ha urgente bisogno di andarsene e tornare a casa, a Bogotá, dove l’aspettano suo padre e un biglietto aereo per gli Stati Uniti. Se perde il volo, potrebbe anche perdere l’occasione di riunirsi finalmente con gli altri componenti della famiglia rimasti in USA dopo che il padre è stato arrestato e deportato. I genitori, Mauro ed Elena, si sono innamorati, da adolescenti, davanti a una bancarella del mercato in una Bogotá sull’orlo di una guerra civile.

Nella speranza di costruire una vita migliore, insieme alla loro primogenita Karina lasciano la Colombia alla volta del Nord America. Qui nascono anche altri due figli, Nando e Talia. Accettano qualsiasi tipo di lavoro e vivono in stanze, seminterrati, qualsiasi cosa pur di realizzare il loro sogno. Le cose purtroppo non vanno sempre bene e Mauro viene pestato. A farlo è un americano che non è punito dalla Polizia che, invece, arresta Mauro e lo chiude in un centro di detenzione. Quando torna in Colombia per lui inizia un periodo triste in cui si lascia andare in balia degli eventi. Dall’altro lato c’è Elena che nonostante tutto decide di restare negli USA con i suoi figli. La vita a lei riserverà momenti di tristezza e atti che la sconvolgeranno ma affronterà tutto senza guardarsi indietro.

Nata negli USA da genitori colombiani, è autrice pluripremiata di quattro romanzi e insegna Scrittura creativa all’Università di Miami. Con “Paese infinito” arriva per la prima volta nelle librerie italiane. Scrittrice colombiana-americana e autrice di Vida, finalista del PEN/Hemingway Fiction Award e vincitrice del Premio Biblioteca de Narrativa Colombiana, il premio nazionale colombiano per la letteratura.

 

Giorgia Iacuele

Bologna, presso Palazzo Pallavicini una mostra dedicata a uno dei pittori già importanti del XX secolo, Giorgio de Chirico

Oltre 70 opere per ripercorrere l’evoluzione artistica di de Chirico, dalla stagione così detta “barocca” fino ad arrivare al periodo metafisico, esposte nel Palazzo quattrocentesco dal 13 di ottobre.

Giorgio de Chirico nasce in Tessaglia, a Volos il 10 luglio 1888 da genitori italiani appartenenti alla nobiltà: il padre Evaristo, ingegnere ferroviario era figlio del barone siciliano Giorgio Filigione de Chirico, mentre la madre, Gemma Cervetto era una baronessa di origine genovese. Dopo una adolescenza trascorsa tra la sua città natale ed Atene, si avvicina al disegno nel 1896 quando si traferisce in pianta stabile ad Atene e inizia a frequentare le lezioni del pittore greco Mavrudisdal e successivamente del soldato pittore Carlo Barbieri e da Jules-Louis Gilléron. Nel 1900 frequenta il Politecnico di Atene. 6 anni dopo si trasferisce a Firenze con la madre e il fratello Andrea Alberto, più noto con lo pseudonimo di Alberto Savino, pittore, scrittore e drammaturgo e vi frequenta l’Accademia di belle arti.

Nel 1911 raggiunge il fratello a Parigi e inizia a frequentare artisti come Picasso, Max Jacob, Paul Gauguin e Guillaume Apollinaire e partecipa al Salon des Indépendants e al Salon d’Automne. La sua fama inizia poco a poco a diffondersi e in questo periodo parigino inizia a dipingere i famosi manichini, realizzando anche alcune delle opere più importanti del XX secolo. 

Scoppiata la prima guerra mondiale Giorgio con il fratello si arruolano volontari e vengono assegnati al 27º reggimento di fanteria presso Ferrara, città in cui ebbe, almeno all’inizio, difficoltà ad ambientarsi, tanto che nelle sue memorie scrisse: “Partivo per Ferrara, partivo per quella città che Burckhardt definì la più moderna d’Europa e che a me si rivelò come la città più profonda, più strana e più solitaria della terra”. In questo periodo la sua produzione artistica si concentrò prevalentemente sulla realizzazione di nature morte e figure geometriche, seguendo uno stile definito enigmatico prima che metafisico, caratterizzato dalla presenza di architetture essenziali in prospettive non realistiche, inserendo oggetti non contestualizzati, realizzati con una cura dei particolari portata all’estremo.

Ricoverato all’ospedale militare di Ferrara conosce il pittore futurista Carlo Carrà che lo influenzerà fino a perfezionare la tecnica di realizzazione delle opere metafisiche e ad esporle in un testo pubblicato sulla rivista “Pittura metafisica”, che sarà di ispirazione per le opere architettoniche del periodo fascista. Non abbandonò mai la realizzazione di opere classiche come nature morte, ritratti, paesaggi sempre cercando di andare contro le tendenze dell’arte.

De Chirico si trasferisce a Roma dove muore nel 1978 dopo una lunga malattia.

La mostra curata da Elena Pontiggia e Francesca Bogliolo, prodotta e organizzata da Pallavicini Srl in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico è ospitata presso Palazzo Pallavicini, edificio risalente al Quattrocento e appartenuto a molte famiglie nobili come i Marsili, i Volta, i Sala e gli Isolani fino al 1765, quando vi si trasferì Gian Luca Pallavicini, maresciallo e consigliere di Stato dell’imperatrice d’Austria Maria Teresa, che ne fece una corta europea e ospitò numerosi banchetti, feste mondane e concerti. 

Nella prima parte dell’esposizione sono raccolte le opere che vanno dal 1938 a 1968, periodo in cui l’artista trasse ispirazione da pittori come Rubens, Delacroix e Raffaello. Le opere che realizza hanno soggetti prevalentemente irreali, cerca di rappresentare infatti un mondo estremamente idealizzato e fantastico, componendo delle opere che si rifanno alla stagione barocca che però si discosta dal naturalismo, rappresentando una natura inventata. Tra le opere che si possono ammirare vi sono degli autoritratti come “Autoritratto nudo” del 1945 e  “Autoritratto nel parco con costume del Seicento” del ’56 e opere di altro genere come “Natura morta ariostesca” e “La pattinatrice”.

Nella seconda parte dell’esposizione, quella che va dal 1968 al 1978, de Chirico concentra la sua arte nella realizzazione di quadri aventi come soggetti le piazze italiane e gli enigmi e i manichini, che gli furono ispirati da un dramma composto dal fratello Savino, che aveva come protagonista ” un uomo senza volto”. In questo contesto cerca di reinterpretare i temi del passato in chiave ironica, sfruttando i colori dai toni accesi e un tipo di pittura nuovo, che si allontana dalla pastosità del periodo barocco e si avvicina al disegno, chiaro e dettagliato. Di questo periodo si possono ammirare le opere come “Ettore e Andromaca”, “Il sole sul cavalletto”, “I bagni misteriosi”, “visione metafisica di New York” e “Le muse inquietanti”.             

 

Gianfranco Cannarozzo

 

Conferenza. Serie del Centenario II

LA MOSTRA DEL DECENNALE
La Marcia su Roma alla Libreria Horafelix

La Conferenza illustrerà in modo sintetico i momenti cruciali della MARCIA SU ROMA, avendo come filo conduttore il “Mito di Roma”.
Il percorso storiografico sarà scandito dalla visione analitica della Mostra della Rivoluzione Fascista del 1932, allestita a Palazzo delle Esposizioni a Roma, e occasionata dal Decennale della Marcia su Roma.
La Serie del Centenario esamina il Risorgimento Italiano, portato a compimento con la Grande Guerra, alla luce del concetto di Romanitas.  Dal Museo Ottocentesco alla Mostra Novecentesca.

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All’UNAR, la cerimonia di assegnazione del
“Premio Internazionale Ciociaria”

CELEBRATA A ROMA LA PRIMA EDIZIONE
DEL “PREMIO INTERNAZIONALE CIOCIARIA
 

Si è svolta a Roma nella sede dell’UNARUnione Associazioni Regionali- la cerimonia di assegnazione del ‘Premio Internazionale Ciociaria’, alla sua prima edizione. L’iniziativa è nata da una idea di Carlo Felice Corsetti, Generale della riserva dell’Arma dei Carabinieri, ciociaro di origine, e del Presidente dell’Associazione Romana della Ciociaria l’avv. Alessandro Carnevali.

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All’ex Gazometro di Roma torna “Maker Faire – The European Edition”

Torna nella Capitale il “Maker Faire Rome 2022 – The European Edition”. Dopo due anni in cui la manifestazione non ha potuto svolgersi in presenza, l’atteso appuntamento animerà nuovamente gli spazi dell’ex Gazometro nel quartiere Ostiense.
L’iniziativa, promossa dalla Camera di Commercio di Roma e organizzata da Innova Camera, sua Azienda Speciale, si svolgerà nella Capitale, dal 7 al 9 ottobre, in uno spazio messo a disposizione dalla Main Sponsor Eni, che sta lavorando per riqualificare completamente l’area dell’ex Gazometro e renderla un “distretto dell’innovazione”.

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Fino al 20 novembre si terrà a Roma la rassegna libraria “Dima Book Festival”, a cura delle “Officine Culturali Romane”

Dal 1° ottobre al 20 novembre (durata unica, in Europa, per una Fiera del Libro), presso il centro commerciale “Dima Shopping Bufalotta di Roma”, l’Associazione Officine Culturali Romane ha organizzato il “Dima Book Festival”.

Una rassegna dell’editoria che coinvolgerà più di duecento autori di tutta Italia, oltre a numerosi enti che proporranno prodotti e attività in molti settori: dall’enogastronomia, all’integrazione sociale tra popoli diversi, dall’attivismo civico allo sport, passando per l’istruzione e la nuova frontiera della didattica digitale.

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La XXIX Giornata Mondiale dell’Alzheimer, per essere più consapevoli dell’epidemia silente del ventesimo secolo

Il 21 settembre in tutto il mondo si è celebrata la Giornata dell’Alzheimer istituita per la prima volta nel 1994 dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) e dall’Alzheimer‘s Disease International (ADI). La finalità era ed è tuttora la sensibilizzazione della coscienza pubblica sulla natura di una malattia che colpisce un numero sempre crescente di persone (si parla, a livello mondiale, di una diagnosi ogni 3,2 secondi, 36 milioni di malati nel Mondo e un milione in Italia). Lo sforzo è quello di trovare i modi migliori per curare la malattia. Ritardarne l’insorgenza e impedirne lo sviluppo da un lato e sostenere i malati, i loro familiari e le associazioni a essa dedicate dall’altro.

Vediamo in cosa consiste la malattia. Il morbo di Alzheimer, dal nome del neurologo tedesco Alois Alzheimer che ne descrisse per primo le caratteristiche, è un tipo di demenza, la sua forma più comune, che compromette la memoria, e le altre abilità intellettuali legate al pensiero e al comportamento. Questa compromissione, dopo un iniziale sviluppo lento, peggiora progressivamente in forma talmente grave da interferire con la vita quotidiana.

Anche se è una malattia associata all’invecchiamento non è esclusiva della vecchiaia. Infatti, un’insorgenza precoce del morbo, che solitamente fa la sua comparsa intorno ai 65 anni, è possibile anche tra i 40 e i 50 anni. 

Si presenta come  una malattia degenerativa progressiva i cui sintomi nelle fasi iniziali sono lievi e difficili da individuare, come una leggera perdita di memoria, e in fase avanzata portano all’incapacità di reagire nel proprio ambiente.

La malattia al momento è incurabile: gli attuali trattamenti possono solo rallentare la progressione della degenerazione cognitiva, migliorando leggermente la qualità della vita della persona malata e anche dei familiari. Infatti è una patologia che impatta molto sulla famiglia su cui gravano quasi esclusivamente gli oneri assistenziali, economici e affettivi, con conseguenze sullo stato di salute di chi si prende cura del malato che possono giungere fino a forme di depressione. Sono anche lunghe e costose le procedure burocratiche per ottenere indennità e sostegni perché la perdita di autonomia che la malattia comporta è soggetta a larghi margini di discrezionalità.

Ne sono stati individuati alcuni sintomi. Il sintomo più precoce è la difficoltà di ricordare informazioni apprese di recente perché generalmente il morbo causa cambiamenti che riguardano la parte del cervello relativa all’apprendimento.

L’avanzare del morbo attraverso il cervello determina sintomi progressivamente più gravi: cambi repentini di umore e comportamento, disorientamento spaziale e temporale, confusione sempre maggiore tra eventi, persone e luoghi. La perdita di memoria peggiora e  gradualmente si perde la capacità di parlare, deglutire, deambulare.

Per spiegare  brevemente cosa avviene nel cervello si può dire che i neuroni, ossia le cellule nervose nel cervello, sono collegati tra loro in reti di comunicazione. Ciascun gruppo di essi svolge uno specifico lavoro: alcuni neuroni sono dediti al pensare, altri all’apprendere e al ricordare. Altri ancora consentono di vedere, di ascoltare e di distinguere sapori. I neuroni agiscono come piccole fabbriche che ricevono rifornimento, generano energia, costruiscono, eliminano rifiuti. Le cellule immagazzinano informazioni e comunicano tra loro cellule e tra altri complessi di cellule. Tutta questa attività richiede coordinamento e molto ossigeno. La malattia impedisce che parti della fabbrica della cellula funzionino bene e questo malfunzionamento si riverbera sulle altre. Progressivamente i neuroni smettono quindi di funzionare e muoiono provocando mutamenti irreversibili nel cervello.

L’Alzheimer è stata definita una malattia silente perché è difficile individuarne i sintomi se non quando la degenerazione è già avviata. Dall’elenco che segue si evince come il confine tra i normali segni di invecchiamento e i sintomi del morbo sia di difficile demarcazione. Di qui dunque l’importanza di salvaguardare la cosiddetta “riserva cognitiva” con un o stile di vita corretto, l’attività fisica, lo studio la lettura, le relazioni sociali.

  1. La perdita di memoria, soprattutto le informazioni recenti, cui segue la richiesta ripetuta più volte delle medesime informazioni.
  2. La difficoltà nel problem solving, la difficoltà nella concentrazione, la necessità di più tempo per fare le cose, la difficoltà nel ricordare procedure con cui si era familiari.
  3. La difficoltà nel completare azioni quotidiane o nel gestire piccoli budget.
  4. Il disorientamento spazio – temporale e la confusione sul senso delle date, delle stagioni; l’impossibilità di ricordare dove ci si trova o come ci si è arrivati.
  5. La difficoltà nella lettura e nella visualizzazione dei colori; la possibilità di non riconoscersi nello specchio.
  6. La difficoltà a seguire una conversazione, fermandosi senza idea di come continuare o ripetendosi frequentemente.
  7. Il dimenticare gli oggetti in luoghi insoliti o l’incapacità a ricostruire mentalmente i passi precedenti.
  8. La ridotta capacità di giudizio, la difficoltà a maneggiare denaro e la difficoltà a prendersi cura di sé.
  9. La rinuncia ad attività sociale o lavorativa.
  10. Il cambiamento di umore e di personalità che diventa confusa, sospettosa, depressa, spaventata, ansiosa, suscettibile fino a volersi ritirare in zone di comfort.

 

 

 Vorrei concludere riportando lo sguardo sull’Alzheimer visto con gli occhi del malato, sguardo offerto da un film del 2020, “The father – Nulla è come sembra”: è un potente dramma che mostra l’insorgenza del morbo di Alzheimer dai profondi recessi della mente deteriorata. Il film consente di entrare nella mente del malato per rimanere intrappolati accanto a lui nella prigione che è per lui diventata.

Un ineguagliabile Anthony Hopkins interpreta questo dramma della demenza senile, riuscendo a trasmettere l’angoscia e il disorientamento del proprio “io” che lentamente si frantuma tra momenti di lucidità e momenti di confusione. Emerge la natura feroce della malattia ove il malato rimane solo in un oblio perenne dal quale ogni tanto affiora un nome, un viso, un momento della propria vita. E attraverso gli occhi della figlia di Anthony, Anne (Olivia Colman), il registra Florian Zeller racconta anche il dramma dei familiari del malato che all’improvviso sono costretti ad assistere impotenti  e coscienti al progressivo distacco da se stesso della persona amata.

 

Veronica Tulli

E.P.ART Festival: con il M.A.U.Mi. nasce il primo Museo di Arte Urbana sulle Migrazioni

Giunge alla terza edizione il progetto E.P.ART Fest, promosso e curato da Ecomuseo Casilino e vincitore del “Creative Living Lab-Edizione3” Avviso pubblico “Estate Romana 2020 -2021 – 2022” curato dal Dipartimento Attività culturali del MIC in collaborazione con SIAE, con l’obiettivo di creare processi di musealizzazione diffondendolo nella periferia est della Capitale sfruttando le realizzazione di opere di street art.

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La storia di Onesimo

La lettera a Filemone è la più breve missiva di San Paolo scritta probabilmente intorno al 60 d.C. mentre l’autore si trovava in una prigione romana. Tra tutte le epistole paoline è particolare perché è una lettera personale, cioè scritta non ufficialmente a una chiesa ma a un singolo cristiano, con cui privatamente si affronta uno specifico problema. Filemone, il destinatario della missiva di Paolo, era un ricco cittadino di Colossi che si era convertito al cristianesimo ascoltando la predicazione di Paolo a Efeso. Colossi era una città piuttosto piccola dell’entroterra della Frigia, che oggi si chiama Turchia, sulla strada che collegava Efeso alla Palestina. Nel corso dei secoli la città poi decadde e nel Medioevo era praticamente sparita a causa di un terremoto. Efeso invece era importante, capitale della provincia romana dell’Asia Minore godeva di un glorioso passato. A Efeso era nato il famoso filosofo greco Eraclito, quello del “tutto scorre”. Paolo aveva fondato delle comunità cristiane nella città e alcuni abitanti di Colossi erano presenti alla sua predicazione. Tra questi Filemone, Epafra, Arpfia e Archippo, figlio di Filemone. Questi hanno poi, a loro volta, fondato la comunità cristiana di Colossi e Epafra sembra sia stato il primo vescovo. La lettera di san Paolo riguarda Onesimo, che era schiavo di Filemone. Egli, a un certo punto, decide di fuggire dal suo padrone dopo averlo derubato. La sua fuga lo aveva condotto a Roma dove Paolo, in quel momento, si trovava agli arresti domiciliari in attesa di essere giudicato dall’Imperatore, come racconta Luca negli Atti degli Apostoli. In quale modo Onesimo si imbatté in Paolo non si sa, ma il fatto è che i due si incontrarono e, dai colloqui che ne seguirono, Onesimo si convertì al cristianesimo e iniziò a collaborare con Paolo nell’apostolato. La fuga di uno schiavo dal suo padrone era considerata un fatto molto grave dalla legge di allora. Il reato veniva punito con condanne molto dure. Per noi pensare alla schiavitù è completamente fuori dal concepibile, ma quello che ci sembra una mostruosità era allora perfettamente normale. Secondo la legislazione romana del I secolo, lo schiavo era completamente in balìa degli umori del suo padrone. Giuridicamente non era una persona ma un oggetto del quale si poteva disporre liberamente. Essendo collocato sullo stesso piano degli animali domestici e degli arnesi da lavoro non era preso in considerazione dal diritto civile. Una famiglia romana di medio censo poteva avere fino a due o tre schiavi, una persona ricca del I secolo ne poteva avere fino a diverse decine. In pratica, la qualità della vita di uno schiavo dipendeva moltissimo dalla disposizione del padrone: chi ne aveva uno crudele poteva subire una serie infinita di cattiverie, ma uno buono e generoso poteva rendere la vita tollerabile e perfino piacevole. Paolo sapeva che lo schiavo fuggitivo Onesimo doveva tornare al suo legittimo proprietario ma era cosciente dei rischi che correva nel dover rispettare la legge. Tuttavia la nuova vita cristiana di Onesimo non poteva prescindere dalla riconciliazione con Filemone. Per questo motivo Paolo si decise a scrivere una lettera a Filemone nella quale si rivolge anche alla moglie Affia e al figlio Archippo e alla Chiesa che chiesa domestica di Filemone. Paolo chiedeva di accogliere e perdonare Onesimo e di trattarlo come fratello in forza della comune fede che ormai unisce Onesimo a entrambi. La lettera fu portata a Filemone dallo stesso Onesimo e da Tichico, che era un collaboratore di Paolo. Essi consegnarono l’epistola insieme alla più famosa lettera ai Colossesi. Proprio in quest’ultima ci viene rivelato che Onesimo effettivamente ritorna a casa da Filemone (capitolo 4, versetto 7-9 dove Paolo scrive: “Tutto quanto mi riguarda ve lo riferirà Tichico, il caro fratello e ministro fedele, mio compagno nel servizio del Signore, che io mando a voi, perché conosciate le nostre condizioni e perché rechi conforto ai vostri cuori. Con lui verrà anche Onesimoil fedele e caro fratello, che è dei vostri. Essi vi informeranno di tutte le cose di qui“). La lettera non ci spiega perché Onesimo si trovasse con Paolo a Roma a più di mille chilometri da Colossi. Soprattutto nulla ci dice su quello che gli successe veramente dopo il suo rientro a casa. Se Filemone lo ha accolto con amore in obbedienza a Paolo, o se è prevalso in lui il suo diritto di padrone derubato. Forse non sarà stato punito a norma di legge romana, ma quale è stata la sua vita dopo il suo rientro? Ovviamente la domanda non ha senso dato che la lettera non ne parla. A me piace pensare a quello che passava per la mente di Onesimo nel corso delle sue avventure e immaginare la sua vita dopo il rientro. Mi piace immedesimarmi in lui prima della fuga, nelle sue sofferenze del tutto immeritate. Poi mi piace vivere con lui la sua fuga avventurosa e disperata in cui si gioca il tutto per tutto pur di non vivere con profilo cosi basso. Sento di fare il tifo per lui nel momento esaltante della fuga. Dopo la fuga avrebbe potuto pensare a un taglio netto e a una nuova vita inventandosi un nome nuovo e una reputazione tutta da costruire. Avrebbe potuto riprendersi quello che la vita gli aveva ingiustamente negato fino a quel momento. Ma lui ha voluto altro: mettersi alla ricerca di qualcosa o qualcuno che gli consentisse di saldare il nuovo col vecchio, senza mai tornare alla condizione di schiavo, ma in modo che nulla della sua vita andasse perduto. Forse quello che veramente voleva era di non rinnegare nulla della sua storia ma recuperare ogni cosa in un modo nuovo e soddisfacente. Imbattersi nella figura di Paolo deve essere stato risolutivo e fidarsi di lui e tornare indietro, sapendo quello che rischiava, non deve essere stato facile. Onesimo rappresenta una tipologia di uomo molto generale e le sue vicende si adattano bene a quelle di qualunque persona, anche della nostra epoca. Egli anela la libertà ma si sottomette a una legge superiore. Tutti possiamo sentirci un po’ Onesimo. Chi non si è sentito qualche volta schiavo di una vita troppo stretta, del lavoro o del matrimonio? Chi non ha qualche volta trasgredito per alleviare le sue sofferenze o ha covato un sogno di libertà da una società talvolta ingiusta fatta di convenzioni inutili e noiose e detestato l’ipocrisia o l’arroganza dei più furbi? Ma oltre la fuga e la trasgressione egli ha anche fatto esperienze che lo hanno rinnovato e maturato, ha conosciuto Paolo ed è entrato nella problematica di doversi riconciliare con Filemone in una realtà lontana e difficile. Probabilmente tutta questa difficoltà lo ha condotto a essere se stesso e a sentirsi diverso e forse libero anche nella casa dalla quale era fuggito. 

Nicola Sparvieri

Dante ad HoraFelix, con il Professor Dario Pisano

ASCOLTANDO DARIO PISANO ….PER PARLARE COME DANTE  

 ______________________________ a cura di Alessandro Publio Benini 

Una gran bella sorpresa, sabato scorso, alla Libreria HoraFelix, uno dei rari luoghi di Roma – in via Reggio Emilia, angolo con via Nizza – dove ancora si costruisce un supporto per la sensibilità  culturale, la presentazione di “Parla come Dante”, un libro di Dario Pisano (*1).

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Tre atti in scena di Sebastiano Girlando

“Le storie vere accadono”

A Roma, al Teatro Petrolini  il 23  fino al 25 settembre ,viene presentata la commedia in tre parti “Le storie vere accadono”, dai contenuti e dall’argomento di stretta attualità: fino a che punto l’uomo è in grado di dominare gli avvenimenti con il suo libero arbitrio o il suo destino è condizionato da forze a lui superiori che lo costringono a recitare una parte in apparenza già decisa da una divinità o dal destino.

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Disney. L’arte di raccontare storie senza tempo

Come nasce una storia? Come viene creato un personaggio, uno sfondo, una scena? Sono queste le domande a cui pensiamo non appena guardiamo un film Disney e la mostra Disney. L’arte di raccontare storie senza tempo ce lo spiega.

Raccontare delle storie e al tempo stesso incantare il pubblico è considerata una vera e propria arte, ma dietro l’immediatezza tipica del risultato artistico perfetto si nasconde un lavoro di ricerca creativa che dura anni, e che resta generalmente ignoto a chi ascolta queste storie.Un viaggio alla scoperta dello straordinario mondo narrativo dei Walt Disney Animation Studios, fra miti, favole, leggende e fiabe da cui hanno preso vita le storie e i personaggi che da quasi un secolo continuano ad incantarci.

L’esposizione, in mostra ancora per pochi giorni a Palazzo Barberini, vuole raccontare al pubblico proprio questo processo creativo.

L’esposizione con opere originali, bozzetti e schizzi provenienti dagli Archivi Disney, propone un percorso con diverse chiavi di lettura suddiviso in questo grandi sezioni: il  Mito, la Favola, la Leggenda e le Fiabe.

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“Le storie vere accadono”. Debutto a teatro per l’opera di Sebastiano Girlando

La compagnia “Teatro Avanti Tutta” debutta al Teatro Petrolini di Roma il 23 settembre con le repliche del 24 e 25.

Spesso ci chiediamo quanto ci appartenga la nostra vita, quanto è lasciato alle nostre scelte e quanto è influenzato o addirittura sotto il giogo delle scelte altrui. E quanto abbiamo coscienza di queste scelte, che siano nostre o che ci piovano addosso? Forse capita solo che… “le storie vere accadono”.

Sebastiano Girlando, al debutto come regista, ci propone un’analisi e tante riflessioni con questo spettacolo che porta in scena sul palco del Teatro Petrolini di Roma.

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