IDI di Marzo – Gruppo Storico Romano

In occasione delle idi di Marzo, torniamo a parlare del Gruppo Storico Romano, associazione che promuove manifestazioni rievocative incentrate sul mondo dell’antica Roma.

Come ogni anno l’associazione presenterà una rievocazione storica della morte di Giulio Cesare, che, sia per motivi legati alle norme COVID, sia per lavori nel sito, anche quest’anno non si potrà tenere presso gli scavi di Largo Argentina.

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Da Meldola, Forlì, la voce di Bruno Stipcevich
> …….profugo dalmata

UN ABBRACCIO A BRUNO STIPCEVICH 
indomito italiano, profugo dalla perla dalmata di Zara!

________________ di FRANCO D’EMILIO

Alla fine, sul filo dei suoi amari, tragici ricordi l’uomo si è commosso, quasi liberasse tutta l’emozione, suscitata dal ritorno della memoria a quei tempi difficili, tanto incerti per sé e la sua famiglia. I pensieri sono tornati alle sue vicende di giovane, poco più di un ragazzo, ritenuto colpevole della sua italianità, della sua marcata identità linguistica, culturale e religiosa di matrice italiana. 
Da un albero di marasche vicino al cimitero ho visto uccidere a sangue freddo due persone, prima costrette a scavarsi la fossa tra le tombe dello stesso camposanto e vanamente imploranti la pietà dei partigiani slavi assassini. … Ad una visita a mio padre, incarcerato senza motivo, ma italiano, sentii raccontare di altri prigionieri italiani, mani legate dietro la schiena ed un peso al collo, spesso portati con barche in mare aperto e là fatti affogare.

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A colloquio con Piero Tarticchio e Claudio Bronzin sul Giorno del Ricordo

DUE TESTIMONIANZE CHE ONORANO I LEGAMI DI SANGUE E DI SUOLO CEMENTANDO IL SENSO DEL RICORDO

Una conversazione con Massimiliano Serriello

La Memoria è fondamentale. Soprattutto quella Storica. Affinché i corsi e ricorsi storici non riguardino mai i reati commessi contro L’Umanità. Nel concetto di Umanità rientra il valore della Civiltà, della Patria, della Famiglia e della Fede. Il Ricordo è imprescindibile. Per non dimenticare. Non esistono guerre tra martiri della Champions League e martiri dell’Interregionale. I conti dei caduti portano fuori strada. Al pari delle distinzioni di comodo e delle discipline di fazione. La coscienza, cementata dall’onestà intellettuale, aliena alla palla al piede delle prese di posizione, permette di ascoltare il cuore. Al di là della sensibilità che veleggia sulla superficie. Per andare in profondità bisogna trascendere l’impressionismo soggettivo. Il numero dei caduti dello Shoa è un conto; quello delle vittime dei partigiani comunisti riguarda una parentesi isolata? Giustificabile? Chi usa le scorciatoie del cervello e sente il cuore solo quando gli tornano i conti delle impuntature ideologiche certe castronerie le andasse a dire guardandoli negli occhi, che non mentono mai a differenza dei seguaci delle banalità scintillanti della propaganda, a chi serba il Ricordo delle azioni d’infoibamento ai danni dei propri cari. Dei trasferimenti coatti. Dell’Esodo Giuliano Dalmata. Della condizione di esule indesiderato nel suo stesso Paese. Perché gli Istriani sono Italiani. Hanno scelto di esserlo sulla scorta dei veri legami di sangue e di suolo. Sarebbe interessante a quel punto ascoltare la campana degli alfieri dell’ipocrita e menzognero livellamento ugualitario, avvezzo sottobanco a portare l’acqua al mulino dell’appartenenza alla tessera di partito, in merito all’accoglienza nei confronti degli emigranti. Che affrontano viaggi impervi per venire nel Bel Paese. È stato un Bel Paese l’Italia per gli Istriani che si portavano dietro lutti, traumi e ricordi di un’efferatezza pianificata ed empia oltre ogni possibile immaginazione. Oggi è il Giorno del Ricordo. Un Giorno che volge al termine. Cosa ne resterà da qui a domani e nei giorni a venire?

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Per il Giorno del Ricordo: “Una vita per Pola”,
il Libro di Stefano Zecchi su Foibe e Esodo

Genova, 10 febbraio 2022 – Per il Giorno del Ricordo, il Comune di Genova renda un omaggio ad “Una vita per Pola”, il romanzo a fumetti di Stefano Zecchi su Foibe ed Esodo 

ANDREA LOMBARDI
– Responsabile Associazione “Cultura-Identità” di Genova

In occasione della solennità civile nazionale del Giorno del Ricordo del 10 Febbraio, Cultura-Identità di Genova segnala il bellissimo libro-fumetto di Stefano Zecchi ambientato a Pola e con protagonista la sua comunità italiana tra guerra, Foibe e Esodo, auspicando che il Comune di Genova, la Regione Liguria e tutte le forze politiche attente alla storia italiana presentino tale testo nella nostra città, distribuendolo nelle biblioteche civiche e negli istituti scolastici, nonché divulgandolo tra la società civile e la cittadinanza. 

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RIPOSA IN PACE L’ATTRICE SENZA ETÀ

L’IMMORTALE DIVA DELLA PORTA ACCANTO, PROTAGONISTA DEI FILM RICCHI D’UMANITÀ

Non ci credo: è morta Monica Vitti. Era malata. Soffriva da anni di un’artrite reumatoide che non dà tregua a chi non ha santi in Paradiso. A chi non ha l’elisir di lunga vita. Ma in fondo gli attori non hanno età. E vale anche per le attrici. Lo ricordano in Permette? Alberto Sordi di Luca Manfredi i bravissimi (specie lei) Pia Lanciotti ed Edoardo Pesce.  

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XIX^ ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DELL’ARTISTA TEDESCO Manfred GNAEDINGER “El Alemàn”.

La testimonianza di chi Lo ha incontrato: il Dr. Valentino PISEGNA – Commendatore dell’Orden del Camino de Santiago.

Il 28 dicembre si celebra l’anniversario della scomparsa dell’artista tedesco Manfred Gnaedinger, autore del Jardin – Museo di Camelle  (Concello de Camariñas), popolato da centinaia di sculture realizzate con sassi e materiale fornito dall’Atlantico, assemblate con imprecisato ordine, talvolta con accenti tragici e ironici. 

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Giuditta e Oloferne

La sfida di Giuditta

 A settant’anni dalla sua riscoperta la mostra a A Palazzo Barberini di uno dei capolavori del Caravaggio

Un viaggio tra le opere del Cinquecento e del Seicento tra violenza e seduzione

Nelle sale del bellissimo palazzo Seicentesco è possibile ammirare una delle opere considerata capolavoro dell’epoca, realizzata da Michelangelo Merisi detto Caravaggio per il banchiere Ottavio Costa, uno degli uomini più ricchi della Roma dell’epoca.

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“Sorelle per sempre” di Mauro Caporiccio

 

Le pagine di “Sorelle per sempre” scorrono in modo fluido e leggero.

Una semplice battuta della maestra di una scuola materna a Mazara del Vallo bastò per stravolgere la vita di due famiglie. Questa è la storia, vera, raccontata nel libro. Apparentemente un normalissimo primo giorno di scuola, uno come tanti, ma che cambiò tutto in un istante.

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Fineco incontra l’arte: “Le stanze dell’inconscio”,
in una mostra dell’artista Mario Tarroni

A Piazza Farnese, presso il celebre ristorante “Camponeschi”, nel cuore del centro storico di Roma, è stata inaugurata con successo la mostra “Fineco incontra l’arte”, con le opere dell’artista e direttore artistico ferrarese Mario Tarroni. 

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“Il silenzio degli Invisibili” di Giampietro De Angelis

Un viaggio attraverso sé stessi nei panni del protagonista. Tra presente e passato, tra insegnamenti e cose imparate. La felicità nelle piccole cose, ma anche in quelle grandi. La storia di una persona semplice ma dall’animo nobile che attraverso le difficoltà è riuscito a diventare ciò che è e a stare bene con sé.

Il testo parte dal prologo, sicuramente già di per sé intrigante come scelta, ma è ciò che c’è scritto che lascia molto perplessi. Le parole che più colpiscono sono “La vita è senza tramaE lo è questo libro, riconoscendo alla mancanza di trama la dignità del ruolo dominante”.

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Predappio, ex Casa del Fascio:
in abbandono il simulacro di un “odiato regime”

Predappio, ex Casa del Fascio……
“campa cavallo che l’erba cresce”

________________FRANCO D’EMILIO

Giorni fa verso Premilcuore, inevitabile che transitassi per Predappio, quindi, all’andata e al ritorno, gettassi l’occhio, prima nella luce del mattino, poi nel precoce buio del pomeriggio dicembrino, sulla mole possente della ex Casa del Fascio, ancora prigioniera dell’incuria e della dannazione della storia. Che tristezza!
Nei miei 36 anni di adozione romagnola, riguardo alla superba costruzione fascista con la torre eccentrica, dominante la piazza principale di Predappio, ho solo assistito a fiumi di parole, a progetti, perlopiù campati in aria, soprattutto, al protagonismo degli amministratori locali, da quello eccessivo e smargiasso della sinistra, ora sonoramente sconfitta, a quello più sobrio, ma tanto incerto dell’attuale centrodestra. Si veleggia, ormai, verso 80 anni di abbandono della ex Casa del Fascio, quale simulacro dell’odiato Fascismo, e ancora lunga, proprio degna del proverbiale detto “campa cavallo che l’erba cresce”, si prevede l’attesa perché l’edificio mussoliniano possa vedersi restaurato e recuperato a nuova utilità pubblica.

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I problemi delle “Minoranze Linguistiche”,
durante la 26^ 27^ Legislatura del Regno d’Italia

UNO STUDIO REDATTO dalla BIBLIOTECA della CAMERA dei DEPUTATI,
PRESENTATO A MONTECITORIO
SU INIZIATIVA DELL’ On. ETTORE ROSATO

Martedì 14 Dicembre, nella Sala Stampa di Montecitorio è stato presentato il volume “I Deputati delle minoranze linguistiche della XXVI e XXVII Legislatura del Regno d’Italia “, prestigiosa edizione della Biblioteca della Camera dei Deputati.

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Atreju può dare una svolta alla politica europea?

articolo di Terenzio d’Alena

Si è conclusa trionfalmente la kermesse politica di Atreju, organizzata quest’anno in maniera più celebrativa a Roma  in piazza Risorgimento, che qualcuno ha tentato di ribattezzare “piazza Miki Mantakas” in onore del giovane greco aderente al FUAN ucciso in circostanze ormai chiare nel 1975. Il numeroso e correttissimo pubblico ha apprezzato relatori ed intervistati capaci di parlare  fuori dei denti, una volta tenuto volontariamente lontano il politicaly correct. Passeggiando lungo la location non priva di stand di sapore natalizio, fra piste di pattinaggio e presepi viventi, alla fine tutti si sono rivelati ampiamente soddisfatti del successo di pubblico e degli stimoli culturali, con la ciliegina finale della relazione di Giorgia Meloni, come al solito capace di dare il meglio di sè quando gioca in casa. Dunque una organizzazione curata e fantasiosa, ma imperfetta se solo si pensa alle polemiche suscitate dai controllori dei green-pass, oberati di lavoro all’ingresso del megapadiglione assembleare (anch’esso disegnato e allestito con gusto), però pronti a favorire l’amico dichiarato o il sedicente senatore nonostante i precisi ordini di chiusura per fine capienza.

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Tra miti e leggende, viaggio alla scoperta di una delle più importanti opere del passato

Tempio della Fortuna Primigenia: Il più antico complesso architettonico dell’Italia antica

Nel Lazio, alle pendici del monte Preneste, dove oggi sorge Palestrina in epoche arcaiche vi era un oracolo molto importante. In questo luogo sorgeva un pozzo o almeno tale lo si riteneva, dove si diceva che li sotto viveva una sibilla che dava oracoli a chi però, sprezzante del pericolo, si calava lungo le pareti di questo misterioso manufatto e da tutti i luoghi, anche lontanissimi, venivano pellegrini per conoscere il loro destino.

Di questo abbiamo la testimonianza di Cicerone che riporta nel suo libro “De Divinazione” la storia del nobile Numerio Suffustio che trovò in fondo al pozzo un gran numero di pezzi di legno con su incise delle lettere a testimonianza della veracità del luogo come sacro.

Ma cosa ha reso così importante questo luogo, oggi appartenente al Ministero per i beni e le attività culturali (Mibact), dicastero che si occupa della tutela del patrimonio artistico e culturale e del paesaggio e della cultura?

La Τύχη (Tyche) come era chiamata dai greci o Fortuna per romani, era considerata da alcuni un’Oceanina nata dall’unione dei Titani Oceano e Teti, per altri era una Dea figlia di Zeus e Teti o ancora, di Hermes e Afrodite. Qualsiasi fosse la sua origine, viene considerata come la dea dispensatrice di fortuna e sorte sia del singolo che dello Stato. Per la tradizione greca, inizialmente distribuiva equamente gioia e dolore, successivamente si ritirò sul Monte Olimpo abbandonando l’uomo, scandalizzata dall’ingiustizia umana.

Questo duplice aspetto faceva si che a lei era dovuta la crescita delle piante, degli animali, la ricchezza delle città, era altresì considerata una guaritrice, ma anche il suo opposto.

Per questo potrebbe essere accostata alle figure dell’Agathos Daimon, demone della mitologia greca antica e soprattutto alla figura del Moros personificazione del destino mortale o meno che più le si avvicina per inevitabilità: l’uomo non può sottrarsi al volere della Dea. Come diceva Aristotele essa è una causa accidentale nelle cose che avvengono per scelta in vista di un fine.

Il suo culto si sviluppa soprattutto durante l’età ellenistica – periodo fatto iniziare per convenzione con la morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. – a spiegazione probabilmente della diffusione della civiltà greca nel Mediterraneo, influenzando fino a diventare modello da seguire le altre culture del mondo antico.

Per simboleggiare la dualità che la caratterizza, veniva rappresentata, infatti, con la Cornucopia per simboleggiare la prosperità e la ricchezza o con pluto bambino in braccio (dio della ricchezza), con un timone a guida delle vicende umane (in un passo di Eschilo Tyche compare al timone della nave di Agamennone, miracolosamente salvata dall’intervento divino). Con una corona turrita come protezione della città, bendata, altrevolte per evidenziare l’ aspetto di dea che punisce e di morte con un elmo, con ali, con una sfera o una ruota.

Nonostante possa essere molto più antico, i romani attribuiscono la sua origine con l’ottavo re di Roma Servio Tullio, il quale per buona sorte, eresse numerosissimi templi in suo onore (se ne contano circa 26) tanto da far circolare delle curiose storie, tra cui la storia d’amore della Dea con Servio Tullio nonostante fosse un comune mortale.

Narrava Ovidio nei Fasti “Intanto, timidamente, la dea confessa i suoi furtivi amori / vergognandosi, lei creatura celeste, di essersi unita a un mortale /  – perché da un forte desiderio fu presa per il re, / per questo unico uomo lei non fu cieca – lei che di notte era solita entrare in casa sua per la finestra, / da cui prende nome la Porta della Finestrella”

In seguito anche Plutarco ne La Fortuna dei Romani “Egli si legò a Fortuna e da lei fece dipendere la stessa sovranità, tanto che dette a credere che Fortuna si congiungesse con lui, scendendo nella sua camera attraverso la piccola finestra che ora chiamiamo Porta della Finestrella”.

Questa leggenda narrata da Plutarco trova il suo fondamento nella storia quando Tanaquilla alla morte del marito Tarquinio Prisco, affacciatasi alla finestra annunciò al popolo che il prossimo re sarebbe stato il suo protetto Servio Tullio, facendo di questo la sua fortuna e con i suoi 44 anni di governo il regno più longevo.

Il più grande e importante complesso di architettura dell’Italia antica è il Santuario della Dea Fortuna Primigenia.

Fu edificato nel II secolo a.C. e seguendo probabilmente l’influenza ellenistica con la sua particolare edificazione a terrazze artificiali, ricoprirà l’intera area del colle s

ul quale è eretto, sono stati trovati infatti numerosi artefatti a testimonianza che in queste terrazze vi fossero botteghe che vendevano ex voto e amuleti.

L’origine del Santuario per alcuni studiosi potrebbe essere più antica tanto da datarla intorno al IV secolo a.C. edificato dai cittadini arricchitisi con la guerra contro Silla che lo vede vittorioso contro il rivale politico Caio Mario, per ingraziarsi e interrogare l’oracolo (è infatti l’unico tempio della Dea con questa caratteristica).

All’interno di un pozzo veniva calato un giovane che rappresentava Giove Bambino (venerato dalle madri)  il quale aveva il compito di consegnare all’oracolo al suo interno le offerte con le richieste dei fedeli.

La particolare forma del Santuario era volta al fine di essere un viaggio di purificazione del fedele che compiva un’ascesa fino alla purificazione, con il raggiungimento della sommità del monte, sul quale si ergeva il Tempio con la statua della Dea Primigena; viene in mente la Divina Commedia con l’ascesa dantesca nel Paradiso.

A metà dell’XI secolo la famiglia Colonna edificò palazzo Colonna Barberini (che oggi ospita il museo archeologico prenestino), dal nome dell’ultima famiglia a cui appartenne dal XVII secolo, mantenendo inalterata la forma del sottostante santuario.

Al suo interno sono custoditi numerosi reperti risalenti all’età ellenistica e ritrovati in ciò che rimane del santuario, come la testa di marmo della Dea Primigena trovata all’interno del pozzo della Terrazza degli Emicicli e una statua raffigurante Iside-Fortuna accostamento derivante dalla capacità della dea egizia di influire sul Fato.

Di grande importanza vi è il famosissimo Mosaico del Nilo dalle sue misteriose sorgenti fino ad arrivare al mare attraverso paesi e città sempre più belli, che rappresenta un capolavoro dell’arte ellenistica, nonché uno dei più grandi mosaici di epoca romana.

Fu scoperto intorno alla fine del XVI secolo e fatto risalire circa al II secolo a.C., all’interno della cantina del vecchio Palazzo Vescovile dove adornava il pavimento. Nel corso dei secoli lo troviamo tra Roma, dove fu mandato per la prima volta dal Vescovo Cardinale Andrea Baroni Peretti Montalto che per primo capì il valore dell’opera, e il Palazzo Colonna Barberini, fortem

ente voluto dai Barberini.

In tempi più recenti, parliamo del 1954, lo vediamo nel docu-film “Nilo di Pietra” uno dei primi girati a colori. Gli studiosi hanno avanzato numerose ipotesi in merito al significato del mosaico, concordando esclusivamente con l’individuazione in esso dell’Egitto e del Nilo.

Il primo a riconoscere l’Egitto, fu il cardinale e arcivescovo francese Melchior de Polignac il quale riteneva rappresentasse il viaggio di Alessandro Magno verso il tempio di Giove Ammone. Nonostante venga unanimemente considerata dagli studiosi una vera e propria cartina geografica dell’Egitto, sono molte le ipotesi su cosa vi sia rappresentato. Per lo studioso francese Jean BaptisteDubos rappresentava la quotidianità del popolo egiziano, per il suo connazionale archeologo Jean Jacques Barthelemy, rappresentava il viaggio dell’Imperatore Adriano in Egitto.

Una delle più interessanti è quella dell’archeologo italiano Orazio Marucchi secondo cui il mosaico rappresenta un momento molto importante per gli egiziani: l’esondazione del Nilo, dal quale dipendeva la vita. Per loro infatti era un momento sacro da dedicare alla Dea Iside.

Costituirebbe altresì un collegamento con il Santuario della Fortuna Primigenia sia il fatto che per l’archeologo nostrano l’arte divinatoria praticata nel tempio era di derivazione egiziana, sia che Iside era considerata anch’essa come la Dea Madre (da cui nacque Horus) dispensatrice di fortuna e sventura, protettrice del regno e colei che secondo il mito aiutò a civilizzare il mondo (alcuni vedono infatti, forse anche per la costruzione verticale del mosaico, un vero e proprio viaggio iniziatico dell’anima da luoghi selvaggi fino alla, allora, civiltà).

Anche il mare e l’acqua sono elementi caratterizzante di queste divinità, proprio per le caratteristiche di mutevolezza e di instabilità. Da Iside Pelagia deriverebbe infatti l’iconografia della Fortuna Marina, (come sosteneva anche lo scrittore francese Philippe Bruneau) la cui immagine  è quella di una fanciulla nuda che si muove sulle acque reggendo una vela o un timone che tiene sotto i piedi un delfino o una conchiglia (come la famosissima Venere del Botticelli)

L’affinità tra le due Dee ricorda anche l’antica celebrazione romana del 24 giugno in onore della Fors Fortuna dea della casualità assoluta che si svolgeva sulla riva destra del Tevere lungo la Via Campana.

Il Palazzo Barberini non solo è importante per le opere d’arte che custodisce e per il Santuario su cui basa le fondamenta, ma anche per illustri personaggi che vi hanno soggiornato come il grandissimo Pierluigi da Palestrina. Compositore Rinascimentale di madrigali e corali fu uno dei più importanti rappresentanti della Scuola Romana al quale si deve il raggiungimento della perfezione polifonica partendo dalle influenze della scuola franco olandese (La scuola romana perseguiva questo scopo attraverso la musica religiosa, grazie anche ai contatti diretti con la Cappella Sistina e il Vaticano).

È stato un compositore molto prolifico del quale molte opere ancora oggi vengono utilizzate in particolari occasioni e su alcune aleggiano storie smentite da studiosi e da documentazioni ufficiali, come la Missa Papae Marcelli, voluta, cosa non vera, da alcuni per convincere il Concilio di Trento  che un divieto draconiano al trattamento polifonico non era necessario.

Il suo approccio alla musica, la sua visione di insieme del testo delle composizioni influenzerà le successive scuole e sarà ripreso da altri compositori come Bach, segnando anche l’evoluzione dalla musica medievale a come la conosciamo oggi.

Gianfranco Cannarozzo

Profeti inascoltati del Novecento: i ritratti delle personalità della cultura e dall’arte a Genova

I ritratti di 48 personalità della cultura e dell’arte che si sono distinti per analisi fuori dagli schemi dell’età contemporanea, da George Orwell a Ingmar Bergman, da Hanna Harendt a Oriana Fallaci, opera degli artisti genovesi Dionisio di Francescantonio, Sergio Massone, Vittorio Morandi e Lenka Vassallo, saranno in mostra con Profeti inascoltati del Novecento, dal 17 dicembre 2021 al 16 gennaio 2022 nei Saloni delle Feste di Palazzo Imperiale a Genova.

La rete di associazioni Domus Cultura ha organizzato la mostra, ideata e curata dalla scrittrice e organizzatrice culturale Miriam Pastorino e dall’editore e saggista Andrea Lombardi. “La nostra speranza è quella che la rassegna da noi presentata serva a leggere con maggiore lucidità la storia del Novecento, guardando negli occhi e nell’opera di 48 personalità – afferma in una nota il presidente di Domus Cultura Rodolfo Vivaldi – magistralmente ritratte da quattro artisti genovesi, e scandagliate nel catalogo della mostra, con prefazione del critico d’arte Vittorio Sgarbi, dalle schede biografiche e critiche redatte da molti nomi di rilievo della cultura italiana, che furono, in maniera diversa, protagoniste del pensiero e dell’arte del secolo che sempre più si allontana dietro le nostre spalle”. 

“La rassegna – afferma Sgarbi che ha curato la prefazione del catalogo della mostra – ha favorito l’incontro tra quattro artisti genovesi che nel recente passato avevano preso parte alla mostra ‘Mai perdute forme del mondo. La persistenza del figurativo in alcune esperienze contemporanee’ in Palazzo Ducale. Visioni di vita diverse, modi di pensare anche molto lontani, che hanno in comune, oltre alla pratica del disegno e della pittura, una vera curiosità culturale. L’arte pretende quella libertà di espressione che personaggi scomodi come Louis-Ferdinand Céline, Hannah Arendt, Filippo Tommaso Marinetti, il cardinale Giuseppe Siri, hanno coraggiosamente e diversamente testimoniato, anche divisi dalle violentissime vicende storiche del Novecento”.

[Fonte ANSA]
   

Gli SKAUPAZ TOIFL a Camposampiero

Al via a Camposampiero, nel Padovano, il Christmas Village dal 4 al 24 dicembre nelle piazze Castello e Vittoria. Tra le tante attrazioni, sabato 18 in esclusiva veneta arrivano decine di demoni Skaupaz Toifl con uno spettacolo ricco di emozioni per grandi e piccini. La manifestazione è totalmente gratuita

Dal 4 al 24 dicembre le piazze Castello e Vittoria di Camposampiero, nel Padovano, si vestono di magia natalizia, apre infatti tutti i sabati e le domeniche fino alla Vigilia il “Camposampiero Christmas Village“. Un luogo incantato dove i bambini incontreranno Babbo Natale con i suoi animaletti e gli elfi e si potrà ammirare il maestoso albero di Natale illuminato dalle splendide luminarie. La manifestazione, totalmente gratuita, è organizzata dal Comune di Camposampiero in collaborazione con Lobby Agency di Riccardo Checchin e Thomas Visentin.
Il programma è ricco di attrazioni con artisti di strada ed esibizioni emozionanti come la magia dello spettacolo delle bolle, i burattini e maghi che stupiranno tutti. Per i più grandi c’è anche un’area dedicata alla musica e all’aperitivo per condividere la magia di Natale coi propri amici in tutta spensieratezza. Dal primo weekend di dicembre, all’interno della Torre dell’Orologio sarà possibile visitare anche una mostra fotografica che esporrà le foto del concorso fotografico promosso dall’Ascom dal titolo “Camposampiero viva di Storia di Acque e di Attività”. Inoltre, in un negozio del centro si potranno ammirare le creazioni del concorso di presepi organizzato dalla Proloco cittadina.

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L’UNETCHAC presenta l’11 dicembre “Non Vogliamo Essere Dimenticate”, libro sulla battaglia delle donne afghane

Prosegue l’impegno dell’Universities Network for Children in Armed Conflict (UNETCHAC), la rete internazionale di Università e istituti di ricerca che si batte contro qualsiasi forma di partecipazione dei bambini ai conflitti armati, per creare occasioni di riflessione su questo tema, in questo particolare momento, nei confronti delle ragazze e delle donne afghane.

In collaborazione con CISDA (Coordinamento italiano a sostegno delle donne afghane) e la Comunità afghana di Roma, l’UNETCHAC organizza nella capitale, la presentazione del libro “Non Vogliamo Essere Dimenticate” della professoressa Laura Guercio, membro del Comitato di Coordinamento del Network. L’incontro si terrà sabato 11 Dicembre alle ore 18.00 presso la Comunità Cristiana di Base di S. Paolo in Via Ostiense, anche per celebrare la Dichiarazione Universale dei Diritti umani dell’ONU.

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da “L’Osservatorio di Ettore Rosato”,
Presidente Italia Viva e V.P. Camera Deputati

OSSERVAZIONI SULLO SCIOPERO GENERALE DEI SINDACATI
E  SULLE CANDITATURE AL PARLAMENTO PER IL COLLEGIO ROMA 1

Riportiamo una selezione di alcuni comunicati pervenuti alla nostra redazione dall’Ufficio Stampa di Italia Viva, 
tramite l’A.S. Dr.ssa Serena Trivelloni – ufficiostampaettorerosato@gmail.com

 

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Gaius Iulius Caesar Octavianus Augustus il primo imperatore di Roma

 

L’eredità di Ottaviano ha lasciato un’impronta culturale i cui segni sono ancora evidenti in molte parti del Pianeta nella linguanel diritto e nelle opere di ingegneria civile. Infatti, l’impero romano, sotto il suo comando, ha dominato su tutti i Paesi che si affacciano sul mar Mediterraneo. Estendendosi, poi, a nord fino alla Germania e alla Gran Bretagna e a est fino alle rive del Mar Caspio.

Nato a Roma il 23 settembre del 63 a.C. in una casa sul Palatino con il nome di Gaio Ottavio rimase orfano di padre a 4 anni. Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto (in latino Gaius Iulius Caesar Octavianus Augustus) cresce educato dal prozio Giulio Cesare. Infatti sua madreAzia Balba, è figlia di Giulia, sorella di Giulio Cesare, e di Marco Azio Balbo. Invece il padre, di nome anche lui Gaio Ottavio, discende da una ricca famiglia di Velletri. Il prozio si occupa della sua formazione culturale e militare. A questo proposito va ricordato che solo due persone hanno il loro nome ricordato nel calendario. Augusto, nel mese di Agosto, e Giulio Cesare (Julius Caesar), per suo volere legato al nome del mese di Luglio.

Da ragazzo Giulio Cesare lo invia ad Apollonia (attuale Albania) a studiare sotto la guida di Apollodoro di Pergamo. Augusto parte con Gaio Cilnio Mecenate e Marco Vipsanio Agrippa che rimarranno i migliori amici e consiglieri per il resto della vita. Purtroppo è proprio qui che Ottaviano viene a conoscenza della morte del padre adottivo. Il quale fu ucciso da una congiura organizzata da un gruppo di senatori che ritenevano il crescente potere di Giulio Cesare un pericolo per la Repubblica romana.

Nel 44 a.C., a soli 19 anni, quando il testamento di Giulio Cesare viene letto pubblicamente, Augusto scopre di essere stato adottato dal prozio che lo rende erede della sua fortuna e lo designa come suo successore.

Ovviamente la decisione non è vista di buon occhio dagli altri aspiranti al potere. Ma dopo qualche mese di scontri si arriva a un accordo tra AugustoMarco Antonio e Marco Emilio Lepido. I quali, dividendosi i territori, governano insieme. Nel 40 a.C. vengono firmati gli accordi di Brindisi che spartiscono il controllo dei territori tra i triunviri. Ad Antonio spetta l’Oriente, a Lepido l’Africa, mentre Ottaviano Augusto governa in Occidente. Ma la pace non dura a lungo e nel 31 a.C. con la battaglia navale di Azio la flotta di Augusto, comandata da Agrippasconfigge le navi di Antonio e di sua moglie Cleopatra, potente regina d’Egitto.

Rimasto solo al potere, Ottaviano Augusto, deve scegliere come governare. Con l’acclamazione del popolo, che vorrebbe vederlo alla guida, il Senato gli offre la dittaturaMa Augusto pensa che il volere del popolo sia la strada da percorrere perché una pace basata sulla dittatura non sia sicura. Così nel 27 a.C. restituisce la Res Pubblica nelle mani del Senato e del popolo romano.

Da allora fui il primo per considerazione e influenza, ma non avevo maggior potere di coloro che erano miei colleghi nelle varie magistrature”. Questo il commento nella sua biografia Res Gestae 34 (capitolo, ndr). Ma in realtà è un atto formale e lo stesso Augusto si assicura, attraverso l’assunzione di una serie di cariche incrociate, che il potere rimanga ben stretto nelle sue mani.

Augusto governa per quaranta anni durante i quali il popolo romano subisce una vera e propria trasformazione. Infatti da agricoltori e guerrieri diventano cittadini imperiali, padroni del Mondo, bene amministrati, culturalmente educati e tecnicamente insuperabili.

Ogni settore dello Stato viene da Augusto riformato: l’esercito, la giustizia, la religione. Crea corpi militari specializzati per la gestione dell’ordine cittadino e la guardia pretoriana per la protezione personale dell’imperatore. Inoltre, introduce leggi a difesa della famiglia e politiche sociali a sostegno della popolazione più povera. Garantisce ai militari congedati un vitalizio e costruisce grandi opere pubblicheterme e acquedottiTrasforma Roma in una città monumentale, degna capitale di un Impero potente. In ambito economico organizza il sistema monetario e facilita gli scambi commerciali.

La sua carriera è sapientemente gestita in modo graduale e tutti i poteri e le onorificenze gli vengono assegnati dal Senato e non per sua scelta personale. Già prima della battaglia di Azio aveva ricevuto il titolo di Imperator, riservato ai generali vittoriosi. Mentre quello di Augustus gli viene conferito dopo la vittoria in una riunione del 16 gennaio nell’anno 27 a.C. Infatti Augusto, che vuol dire degno di venerazione, sarà il nome che gli storici sceglieranno per ricordarlo nei secoli futuri.

Dal 31il Senato lo elegge console ogni anno e gli conferisce l’imperium proconsulare (potere militare ed esecutivo sulle province), infine nel 23 a.C. Augusto riceve la carica che segna indiscutibilmente l’inizio del potere imperiale: la tribunicia potestas a vita. Quindi, può intervenire in ogni questione amministrativa, ha diritto di veto sulle decisioni non gradite, a lui riportano tutte le province, quelle imperiali, già sotto il suo controllo e quelle senatorie, fino ad allora governate da consoli.

Augusto regala all’impero 40 anni di pace, che passerà alla storia con il nome di Pax Romana, anche se sulle frontiere è impegnato militarmente al nord in Europa, ad est in Asia e al sud in Africa per mantenere i confini delle terre conquistate in epoca repubblicana.

Augusto aveva sempre avuto un gruppo di potenti contrari alla sua ascesa, che agivano in nome di una Repubblica che non esisteva più. Purtroppo però il più grande tradimento arrivò proprio dalla figlia Giulia. Ella partecipò alla più importante congiura messa in atto contro di lui.

Augusto riesce a salvare la vita in varie occasioni ma non il matrimonio. La nascita di Giulia, infatti, decretò la fine del rapporto con Scribonia da cui divorzia proprio il giorno della nascita della figlia. Però, poco dopo Augusto incontra e sposa quella che sarà la donna che rimarrà al suo fianco fino alla morte, Livia.

In quanto donna, la primogenita Giulia non può aspirare al trono, quindi tutto va nelle mani di Marcello, figlio di Ottavia, la sorella di Augusto. Il quale sposa Giulia affinché sia chiaro a tutti che lo Stato passerà nelle sue mani, ma muore solo due anni più tardi.

In seconde nozze Giulia sposa Marco Agrippa, amico fraterno del padre, dal quale ha due figli Lucio e Caio, ma anche loro muoiono giovani.

Ad assicurare la discendenza ci pensa allora Livia, che appoggia Tiberio, nato dal suo precedente matrimonio. Il quale diventerà effettivamente il secondo Imperatore romano. Ancora oggi, però, rimane il sospetto che Livia fosse coinvolta in tutte le sciagure toccate in sorte agli altri eredi tranne che a Tiberio. E gli storici parlano anche di un coinvolgimento nella “morte accidentale” dello stesso Augusto, proprio sul letto di morte, in modo che non cambiasse idea all’ultimo momento sull’eredità.

Queste però sono dicerie, la versione ufficiale è che Augusto, come ultime parole abbia detto a Livia «Vivi nel ricordo del nostro matrimonio. Addio». Si spense nel suo letto nella casa di Nola, il 19 agosto del 14 d.C.

Lo stesso Augusto farà in modo di tramandare alla storia le sue imprese incidendo su tavole di bronzo le Res Gestae Divi Augusto (gli atti del divino Augusto). Una vera e propria autobiografia. Fortunatamente sono state fatte molte copie di questo testo su lastre di marmo e quella apposta sulla parete del tempio della dèa Roma e Augusto ad Ankara è arrivata a fino a noi. Una copia moderna si trova adesso sul lato del Museo dell’Ara Pacis rivolto verso il Mausoleo di Augusto a Roma.

Il Mausoleo con il suo diametro di 300 piedi romani (circa 87 metri) è il più grande sepolcro circolare che si conosca. Situato a Roma in piazza Agosto Imperatore si compone di un corpo cilindrico rivestito in blocchi di travertino. Al centro del quale si apre a sud una porta preceduta da una breve scalinata.

Nell’area antistante erano collocati due obelischi di granitopoi riutilizzati uno in piazza dell’Esquilino, alle spalle di S. Maria Maggiore (1587), l’altro nella fontana dei Dioscuri in piazza del Quirinale (1783).

Su un altissima struttura svettava, a 100 piedi romani di altezza (circa 30 metri), la statua di Augusto in bronzo dorato. Probabilmente era l’originale bronzeo della statua in marmo rinvenuta nella villa di Livia a Prima Porta.

Attraverso un lungo corridoio d’accesso, il dromos, si giunge alla cella sepolcrale, di forma circolare, con tre nicchie rettangolari ove erano collocate le urne. La nicchia di sinistra, ospitava le ceneri di Ottavia, sorella dell’imperatore e di suo figlio Marcello. Augusto era sepolto nell’ambiente ricavato all’interno del nucleo cilindrico centrale.

All’interno del sepolcro erano deposte le ceneri dei membri della famiglia imperiale: il generale Marco AgrippaDruso Maggiore, i due bimbi Lucio e Gaio CesareDruso MinoreGermanicoLiviaTiberioAgrippinaCaligolaBritannicoClaudio e Poppea, moglie di Nerone. Quest’ultimo fu invece escluso dal Mausoleo per indegnità, come già Giulia, la figlia di Augusto. Per breve tempo il Mausoleo ospitò le ceneri di Vespasiano e infine di Nerva e dopo oltre un secolo dall’ultima deposizione riaprì per ospitare le ceneri di Giulia Domna, moglie dell’imperatore Settimio Severo.

 

Giorgia Iacuele

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